SIMON SCARROW.
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LA CONQUISTA.
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Ciclo: Roma Arena Saga 1.
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Titolo originale: Arena: Barbarian. 2012.
Traduzione di: Roberto Lanzi.
2013. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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Capitolo uno.
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Roma, tardo 41 d.C.
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Il gladiatore imperiale sbatt le palpebre lanciando schizzi di sudore e osserv immobile gli
inservienti Caronte dellanfiteatro trascinar via i cadaveri sparpagliati sul terreno di combattimento.
Dal punto del buio tunnel di accesso in cui si trovava, Gaio Nevio Capitone aveva unampia
visuale del sanguinoso risultato della battaglia simulata. Al centro dellAnfiteatro Statilio Tauro era
stato grossolanamente ricostruito un villaggio celtico, disseminato di corpi massacrati. Capitone sollev
gli occhi verso le gallerie e individu limperatore seduto sul podio circondato dalla sua cricca di
liberti, che sgomitavano per attirare su di s ogni attenzione imperiale, dai senatori e dagli alti sacerdoti
seduti sul perimetro della pedana nelle loro tipiche toghe. Pi in alto del podio, sui sedili marmorei
delle gallerie superiori, limpressionante calca del pubblico popolare. Udendo il boato della folla,
Capitone si sent fremere fin nelle ossa. Osserv un paio di Caronte che con un ferro arroventato
pungolavano un barbaro accasciato a terra. Luomo sobbalz. Con una cascata di fischi il pubblico
derise il bieco tentativo delluomo di fingersi morto; uno degli inservienti fece segno di avvicinarsi a
uno schiavo con un enorme martello a doppia testa. Nel frattempo un secondo inserviente terminava di
spargere nuova sabbia bianca sul terreno di combattimento chiazzato di sangue. Una volta terminato, si
ritirarono tutti nel tunnel di accesso, sedendosi nellombra a pochi passi da Capitone.
Ma guarda che schifo, borbott uno degli inservienti, sollevando le mani sporche di sangue.
Mi ci vorr una decade per ripulirmele.
Gladiatori..., sbuff il compagno. Stronzi egoisti.
Capitone li squadr in cagnesco mentre lo schiavo raggiungeva il corpo del barbaro, sollevava il
grosso martello e con un ghigno lo riabbassava fulmineo sfondandogli il cranio. Udendo lo scricchiolio
dellosso che si spaccava, Capitone contorse la faccia in una smorfia. Da punta di diamante tra i
gladiatori Iuliani della grande scuola di Capua, andava sempre molto orgoglioso dei suoi capolavori di
ferocia. Lo spettacolo di quel giorno, per, per qualche motivo gli aveva lasciato lamaro in bocca.
Dalla semioscurit del corridoio aveva assistito a un furente combattimento tra gladiatori in abiti da
legionari e un gruppo misto di avversari, criminali condannati e schiavi, armati di nientaltro che
semplici utensili smussati. Per massacrarli non ci voleva certo la destrezza di un campione, pens,
considerandolo un affronto alla sua professione.
In quel momento lultimo cadavere veniva trascinato via da un Caronte con un ferro uncinato.
Un bagno di sangue, mormor tra s e s. Solo un inutile bagno di sangue.
Che hai detto?, gli chiese uno degli inservienti.
Niente, rispose Capitone.
Luomo era sul punto di replicare quando leditor chiam il nome di Capitone con un tono
altisonante che riecheggi fin negli ordini pi alti della summa cavea. La folla rispose con un boato.
Linserviente spinse un pollice al di sopra della spalla, indicando la sabbia rosso sangue dellarena e
bofonchi: Tocca a te. E ricordati che oggi il tuo  il pezzo forte dello spettacolo. Sono venuti in
ventimila per guardarti. Limperatore  lass e conta su di te per dare una bella lezione a Britomaris,
per cui cerca di non deluderlo.
Capitone fece un cauto cenno della testa. Il suo combattimento rappresentava levento cardine
dei primi grandi ludi gladiatorii offerti dallimperatore Claudio al popolo di Roma. Nel pomeriggio
aveva avuto luogo la rievocazione scenica di una battaglia campale tra gladiatori e barbari, con la
partecipazione di centinaia di uomini, terminata con il fin troppo prevedibile trionfo dei primi sullorda
dei secondi assai malamente armati. Ora lorgoglio dei gladiatori imperiali avrebbe affrontato
Britomaris, un barbaro che recitava il ruolo del capo della trib celta. Il guerriero barbaro, per, era
tuttaltro che il vecchio ricurvo e debole che avrebbe dovuto rappresentare e quel giorno aveva gi
collezionato ben cinque vittorie nellarena, con grande stupore del consumato pubblico romano. Al loro
debutto, giacch privi di un adeguato addestramento nellarte delluso della spada, i combattenti barbari
di solito andavano incontro a sconfitte orribili, per cui la sfilza di vittorie di Britomaris aveva iniziato a
preoccupare seriamente i veterani della scuola gladiatoria imperiale. Capitone scosse via quel velo di
apprensione e si rassicur dicendosi che gli uomini che Britomaris aveva affrontato nei combattimenti
precedenti erano sicuramente guerrieri meno capaci di lui. Capitone era la leggenda dellarena, artefice
di spietate esecuzioni e gloriose vittorie. Stir i muscoli del collo impegnandosi, deciso e fiducioso, a
dare una seria lezione a Britomaris, incoraggiato dallequipaggiamento completo che indossava:
gambali, lorica, manica e corazza, oltre a un lungo mantello rosso che gli scendeva sulla schiena.
Larmatura era assoluta garanzia di vittoria. In presenza dellimperatore, lidea che un romano 
fossanche solo un gladiatore travestito da romano  venisse sconfitto da un barbaro sarebbe stata
impossibile da digerire. Non mancava, per, qualche inconveniente: con il pesante elmo decorato, la
gravosa panoplia si rivelava assai opprimente e lo stava facendo grondare di sudore.
Linserviente gli porse un gladio e uno scudo legionario rettangolare. Capitone afferr larma
con la mano destra e lo scudo con la sinistra e concentr lo sguardo sullimboccatura scura del
corridoio esattamente davanti a s sullaltro versante dellarena. Da essa vide lentamente spuntare
dallombra una figura, che voltava freneticamente la testa a destra e a manca, quasi confusa dalla scena
circostante.
Solo un barbaro che era riuscito a mettere a segno qualche fortuita vittoria, si disse Capitone.
Per giunta armato solo di un pezzo di ferro spuntato. Il gladiatore giur a se stesso di rimettere
Britomaris al proprio posto.
Usc nellarena e avanz fino al centro dove larbiter attendeva battendosi il bastone di legno
sullesterno della coscia destra. Il sole splendeva accecante rendendo la sabbia rovente sotto i piedi
nudi. Capitone sollev gli occhi sulla folla che osservava dalle tribune: qualcuno placava la sete
sorseggiando vino da piccoli otri, altri si facevano aria con ventagli. In un angolo della cavea superiore
cera un nutrito gruppo di legionari, stretti gli uni agli altri, dumore vivace e chiassoso. E cerano
anche delle donne, constat con un ghigno lascivo, lorgoglio rinvigorito dalla consapevolezza che cos
tante persone erano venute solo per vedere lui, il grande Capitone.
Dalla sabbia arroventata saliva un calore che rendeva irrespirabile laria gi satura del puzzo
metallico del sangue. In alto, oltre la summa cavea, decine di marinai armeggiavano con le strisce del
velarium, gli enormi tendoni che venivano tirati per fare ombra agli spettatori, ma il sole cambiava
continuamente posizione vanificandone gli sforzi. I liberti seduti nelle tribune superiori erano allombra
mentre i dignitari poco sotto pativano la calura.
Squillarono le tibie. Capitone rinsald la stretta attorno allimpugnatura del gladio e gli
spettatori voltarono allunisono la testa verso il corridoio daccesso di fronte a lui. Il gladiatore escluse
il fragore dellarena e si concentr esclusivamente sul barbaro che avanzava a passi pesanti verso di lui.
Capitone contenne un sorriso. Britomaris era fin troppo corpulento per poterla spuntare ancora.
Allaltezza della coscia, le sue gambe erano grosse come tronchi e i muscoli di braccia e spalle erano
sepolti sotto uno spesso strato di grasso. Il guerriero incedette pesantemente fino al centro dellarena
come se ogni passo gli richiedesse uno sforzo sovrumano. Capitone ebbe difficolt a credere che quel
bestione di Britomaris avesse potuto veramente vincere cinque combattimenti di seguito. Gli avversari
precedenti dovevano per forza essere stati peggio di quanto lui avesse pensato. Il barbaro indossava un
paio di bracae dai colori vivaci e una tunica di lana smanicata, stretta alla vita da una fascia. Non
portava armatura, n gambali o protezioni alle braccia, e niente elmo. Il suo corredo si limitava a uno
scudo ligneo rivestito di cuoio con una borchia di metallo, e una specie di lancia dalla punta smussata.
Con il bastone larbiter fece un segnale ai due combattenti che si fermarono, luno di faccia allaltro a
distanza di circa due lame di spada.
Bene, guerrieri, disse larbiter. Voglio uno scontro onesto e pulito e ricordatevi che  un
combattimento allultimo sangue. Non ci sar nessuna piet, per cui non sprecate fiato a implorare la
grazia allimperatore. Accettate il fato con onore. Mi sono spiegato?.
Capitone annu. Britomaris, per contro, non mostr alcuna reazione; probabilmente non capiva
nemmeno il latino, pens il romano con un ghigno sarcastico. Larbiter, a quel punto guard leditor
seduto sul podio non troppo distante dallimperatore per il segnale dinizio.
Combattete!, url larbiter, e con una frustata del bastone apr lo scontro.
Il barbaro non perse tempo e si lanci immediatamente contro Capitone, cogliendolo di sorpresa
con quellattacco fulmineo. Il gladiatore, per, scorse lo scatto del gomito dellavversario mentre questi
si preparava a un colpo in affondo con la lancia: abbass rapido la spalla e lo schiv, mandando a vuoto
il tentativo di attacco. Per lo slancio, Britomaris vacill goffamente in avanti e super Capitone, che
fece una torsione del busto e lo colp di taglio al polpaccio destro. Quando la lama gli squarci la carne,
Britomaris lanci un ululato ferino di dolore. Infervorato dallazione e dalla vista del sangue che
zampillava sulla sabbia bianca, il pubblico scoppi in un fragore di entusiasmo.
Capitone si be delle urla della folla.
Il barbaro arranc e scagli la lancia contro il gladiatore. Prevedendo la mossa, Capitone si
abbass, la lancia gli sfrecci sopra la testa e si infil a vuoto nella sabbia alle sue spalle. Furioso,
Britomaris scatt alla carica contro lavversario, urlando di dolore e rabbia. Senza battere ciglio,
Capitone sollev di scatto lo scudo, una mossa che aveva ripetuto tante e tante volte sul terreno di
allenamento del ludus. Si ud un tonfo improvviso quando la bordatura metallica si schiant contro la
parte inferiore della mascella del barbaro. Britomaris grugn. Le urla del pubblico esplosero deliranti e
in mezzo a tutto quel baccano il gladiatore riusc a distinguere singole voci di uomini e donne che
gridavano il suo nome. Nellarena insanguinata il barbaro zoppic allindietro, perdendo sangue a fiotti
da naso e bocca, grondante di sudore sul collo, ormai non pi in grado di reggersi in piedi.
Una voce dalle tribune inferiori url a Capitone: Finiscilo!.
Nessuna piet per quel bastardo!.
Tagliagli la gola!, si un al coro una donna.
A Capitone non importava se lo spettacolo sarebbe durato un po meno del previsto. Se la folla
voleva sangue, lui le avrebbe dato sangue. Si mosse verso il barbaro, preparandosi al colpo di grazia,
scudo sollevato e gomito destro stretto sul fianco. Lavversario alz le mani chiuse a pugno tentando di
opporre unultima resistenza mentre il gladiatore gli arrivava addosso. Avanzando veloce, Capitone
tent un attacco con la spada, fendendo in obliquo dal basso verso lalto e mirando poco sopra la cassa
toracica.
Il barbaro, per, lo stup dando un calcio violento contro il bordo inferiore dello scudo; la parte
superiore si inclin in avanti e Britomaris ne approfitt fulmineo agganciandolo e spingendolo in basso
contro i piedi del gladiatore. Quando il bordo di metallo gli schiacci le dita del piede sinistro,
Capitone grugn. Il barbaro gli strapp lo scudo dalle mani e gli moll un calcio allinguine. Capitone
vacill allindietro, stordito e confuso da quanto appena accaduto, con lo stesso interrogativo dei cinque
gladiatori che avevano precedentemente affrontato Britomaris: come poteva un uomo di quella stazza
muoversi cos velocemente?
Il barbaro continu lattacco sferrandogli un pugno caricato alla spalla che lo fece vibrare in
tutto il corpo. Capitone si accasci sulla sabbia e in un istante Britomaris gli fu addosso. I due si
rotolarono avvinghiati nella sabbia, scazzottandosi a vicenda mentre larbiter li osservava a pochi passi
di distanza, ordinando loro di rimettersi in piedi e impossibilitato a intervenire. Capitone cerc un
appiglio per staccarsi ma il barbaro gli sferr un altro potente pugno che lo mand a terra, faccia avanti.
Il gladiatore rimase stordito, immobile a terra per qualche istante, ammutolito e intontito dallo shock,
chiedendosi che fine avesse fatto il suo gladio. Poi avvert un colpo violento, come se qualcuno gli
avesse letteralmente addentato in profondit la carne sulla schiena. Un rivolo caldo e umido prese a
scivolare sulle gambe. Capitone rotol su un fianco e vide Britomaris che si rialzava tentando di
afferrare una spada. La sua spada.
Cap di trovarsi in una pozza del suo stesso sangue. Cosa...?, farfugli incredulo. Ma...
come...?.
Tra il pubblico cal un silenzio di tomba. Capitone inizi a sentirsi venire meno. Aveva la
bocca improvvisamente secca e macchie chiare gli offuscavano la vista. Il pubblico lo implor di
rialzarsi e combattere, ma lui sentiva di non averne le forze. Il colpo era stato troppo violento. Sentiva i
polmoni riempirsi di sangue.
Vi imploro, di, bisbigli in un rantolo, risparmiatemi.
Sollev gli occhi verso il podio in preda alla disperazione. Limperatore ricambi lo sguardo
con glaciale riprovazione. Capitone sapeva che non avrebbe potuto aspettarsi alcuna misericordia:
nessun gladiatore poteva sperare di ottenere una sospensione della pena, nemmeno il pi forte dei
guerrieri imperiali. La celebrit presupponeva unaccettazione coraggiosa della morte.
Tentando, tremante, di rimettersi in ginocchio, Capitone si avvinghi alle gambe possenti di
Britomaris e chin profondamente la testa, porgendola per il colpo di grazia. Fiss avvilito la sabbia
insanguinata, maledicendosi per aver sottovalutato lavversario e preg che chiunque avesse affrontato
Britomaris dopo di lui non commettesse il suo stesso errore.
Le sue membra furono scosse da spasmi violenti quando la spada gli penetr nel collo dietro la
clavicola, trafiggendogli il cuore.
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Capitolo due.
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Lufficiale sollev lentamente la testa dalla coppa di vino e punt gli occhi sulle due guardie
pretoriane impalate di fronte a lui, illuminate dal fioco chiarore dellunica lampada a olio presente.
Allesterno della locanda era buio pesto.
Lucio Cornelio Macrone, optio della Seconda legione?, gli sbrait contro il pretoriano di
sinistra. Lufficiale annu orgoglioso e alz la coppa verso le guardie. Indossavano semplici toghe
bianche su tuniche, not Macrone: uniforme tipica della Guardia pretoriana.
Sono io, farfugli in risposta. Immagino siate venuti pure voi per ascoltare la storia della
mia decorazione. Be, ragazzi, prendetevi una sedia e vi racconto tutto fin nei dettagli pi
raccapriccianti. Vi coster un boccale, per. E non dello sciacquabudella gallico, eh!.
La guardia lo fiss per nulla divertita. Devi venire con noi, ti cercano.
Cosa? Proprio adesso?. Macrone guard il soldato sulla destra. Non dovreste essere gi a
dormire a questora, ragazzi?.
Il giovane pretoriano lo fulmin con uno sguardo carico di indignazione. Il compagno si schiar
la voce e disse: Siamo qui per un ordine imperiale.
Macrone smalt allistante la sbornia. Una richiesta dal palazzo, a quellora tarda della notte?
Scosse incredulo la testa.
Deve sicuramente esserci un errore. Ho gi ritirato le mie onorificenze, disse, battendosi,
orgoglioso, le medaglie di bronzo appuntate sul petto che limperatore stesso gli aveva conferito poche
ore prima, inaugurando i giochi allAnfiteatro Statilio Tauro. La sconfitta di Capitone aveva poi gettato
una cupa coltre sulla cerimonia; appena il gladiatore era caduto a terra, prevedendo che lumore della
folla non avrebbe tardato a incendiarsi, Macrone si era alzato ed era andato a stordirsi tracannando vino
nella taverna Spada e Scudo, poco lontano dallanfiteatro: un tugurio puzzolente che rifilava pessimo
vino, ma con lunico pregio di essere di propriet di un vecchio compagno darmi della Seconda
legione, che aveva insistito per offrirgli da bere gratis per festeggiare le sue recenti decorazioni.
La Guardia pretoriana non commette errori, rispose secco il soldato. E adesso vieni con
noi.
Inutile discutere, vero ragazzi?. Macrone scivol fuori dalla panca e segu controvoglia le due
guardie in strada.
La folla inferocita aveva messo a soqquadro le strade. Molti chioschi del mercato erano stati
distrutti; a terra una distesa di statuette di legno raffiguranti Capitone con la testa staccata. Macrone
dovette fare attenzione a dove poggiava i piedi mentre, tranquillo, camminava sotto il colonnato
coperto della Via Flaminia in direzione della Porta Fontinalis. Sulla destra il Foro di Cesare con la ricca
facciata marmorea in commemorazione di Cesare; a sinistra una serie di stravaganti residenze private.
Di che si tratta, dunque?, chiese alle guardie.
Non ne ho idea, amico, rispose il soldato alla sua sinistra, brusco e secco come i colpi sferrati
poco prima da Britomaris. Ci hanno solo ordinato di trovarti e scortarti a palazzo. Non siamo tenuti a
conoscerne il motivo.
Per tutti gli di, pens Macrone mentre con i due soldati varcava il cancello che dava accesso al
Colle Capitolino. Un pretoriano che non ficcava il naso dove non era previsto che lo ficcasse? Stentava
quasi a crederlo.
Non ci si abitua mai alla puzza di questa zona, eh ragazzi?, comment, arricciando il naso per
lodore fetido che saliva da una sezione a cielo aperto della Cloaca Massima, che passando per il Foro
portava via i liquami della citt.
La guardia annu. Se pensi che qui sia insopportabile, aggiunse poi, aspetta di arrivare alla
Suburra. C una puzza tale, l, che sembra quasi di stare infilati dritti nel culo di un Gallo. Menomale
che noi ci giriamo alla larga, ringraziando gli di. Al palazzo  tutta unaltra storia, stiamo sempre l,
aria pulita, fichi in abbondanza e tanta carne fresca. La guardia ammicc al compagno sul fianco
destro di Macrone. E quel bonus di quindicimila sesterzi da parte del nuovo imperatore  tornato
veramente utile.
In quel momento li invest una zaffata sconcertante di tanfi misti. Sebbene il mercato fosse
chiuso ormai da qualche ora, laria era ancora satura dei prepotenti effluvi di cannella, pepe, profumi
scadenti e pesce marcio, che si fondevano con i miasmi della fogna creando una miscela esplosiva per
lo stomaco di Macrone. Detestava Roma. Troppo rumore, troppa sporcizia, troppe persone. E
soprattutto troppi maledetti pretoriani, pens. Dalle fucine salivano colonne di pungente fumo grigio
scuro che oscuravano il cielo, rendendo laria plumbea e opprimente. Era come attraversare una
gigantesca fornace. Di tanto in tanto lo sfavillio dei fuochi accesi nel buio. In lontananza, i grossi
edifici dei condomini accalcati su colli e valli, gli anneriti piani alti appena visibili contro il buio cielo
notturno.
Al campo parlano tutti delle tue decorazioni, disse una delle guardie con una punta di invidia
nella voce. Non succede tutti i giorni che lAugusto sovrano premi personalmente un modesto
ufficiale, sai. Sei lidolo di Roma. Devi sicuramente avere amici che contano, aggiunse, con sguardo
indagatore.
Mi spiace deluderti ma non ne ho, rispose secco Macrone. Io e i miei uomini facevamo parte
di una spedizione punitiva contro una trib germanica della zona del Reno e ci siamo ritrovati nostro
malgrado in mezzo a una furiosa battaglia. Ho ammazzato trecento dei pi spaventosi Germani che tu
possa immaginare e ho riportato io indietro i soldati dopo che il nostro centurione  stato accoppato. E
tutto in una sola giornata di lavoro. Onestamente non capisco tutto questo scalpore.
La guardia si scambi uno sguardo stupefatto con il compagno. Macrone avvert un immediato,
incontenibile desiderio di tornare nei territori del Reno. Roma proprio non riusciva a farsela andare gi,
sebbene ci avesse vissuto durante linfanzia. Se ne era andato sotto lombra del discredito circa tredici
anni prima, dopo aver vendicato lassassinio di suo zio Sesto ammazzando un violento capobanda della
malavita. Aveva peregrinato verso Nord, in direzione della Gallia, arruolandosi per venticinque anni
presso la fortezza della Seconda legione, pensando che non avrebbe mai pi messo piede in quella citt;
ritrovarcisi, quindi, gli dava una strana sensazione.
Gi, disse, battendosi con il palmo sullo stomaco.  dura essere eroi. Tutti che vogliono
offrirti da bere; le puttane che ti fanno le moine, ovviamente. Alle donne piacciono gli uomini con una
bella sfilza luccicante di medaglie. La guardia si volt a guardare Macrone con occhi pieni di invidia.
Soprattutto le donne belle ed eleganti: non sanno resistere allaria rude del maschio.
Macrone cerc di tenere il passo delle guardie mentre risalivano unondata di volti dai tratti
esotici: Siriani, Galli, Nubiani e Giudei. Lampia strada maestra era fiancheggiata da abitazioni
popolari alternate a sinagoghe e a una variet di templi che Macrone non aveva mai visto.
Chi ha orecchie per intendere, intenda, gli fece la guardia. Da soldato a soldato: le cose sono
cambiate parecchio da queste parti, non  pi come una volta.
Eh?, chiese Macrone, solleticato nella curiosit. Che intendi?
Claudio sar pure limperatore, adesso, ma la sua ascesa al trono non  stata esattamente
morbida. La spiacevole faccenda dellassassinio di Caligola qualche mese fa ha causato molto
trambusto.
Se non ricordo male, disse Macrone,  stato proprio uno di voi a far assaggiare la spada a
Caligola.
Tra le truppe della Seconda legione la notizia dellassassinio del precedente imperatore a
gennaio era stata accolta con sgomento, per il timore di ritornare ai tempi della Repubblica, misto a
sollievo per la fine del regno di Caligola, un imperatore segnato da una lunga serie di scandali, dalle
voci sullincesto con le sorelle, ormai di pubblico dominio, allaver trasformato il palazzo imperiale in
un postribolo; pertanto, lassassinio organizzato dallaristocrazia e dal Senato offesi era stato fin troppo
prevedibile. Alla fine, un trio di ufficiali della Guardia pretoriana guidati da Cassio Cherea aveva preso
in mano la situazione. I cospiratori avevano accoltellato Caligola trenta volte, ammazzato la moglie e
fracassato la testa della loro giovane figlia contro il muro per mettere fine alla loro linea di sangue. Per
i primi tempi era sembrato molto probabile un ritorno alla Repubblica, fino a quando i pretoriani non
avevano scelto Claudio.
Il pretoriano si ferm e si volt verso Macrone, abbassando la voce. Senti, che rimanga tra noi,
Cherea  un tipo a posto, ma non aveva mai goduto di grandi simpatie tra le Guardie. Aveva
dimenticato la regola doro: i pretoriani rimangono fedeli allimperatore nella buona e nella cattiva
sorte. Il giovane tacque qualche istante, fece un respiro per calmarsi e riprese. In ogni caso, dopo la
morte di Caligola, sono spuntati fuori alcuni figuri ripugnanti annunciando di non volere che Claudio
diventasse imperatore, e addirittura un paio sostenevano anche di meritarsi essi stessi il trono,
altrimenti avrebbero fatto di tutto per riportare Roma alla Repubblica! E farci cos ripiombare negli
anni bui della guerra civile e delle carneficine per le strade.... Al pensiero la guardia rabbrivid.
Ovviamente limperatore non pu regnare se tra le truppe circola il dissenso.
Ovviamente, conferm Macrone.
Esatto, per cui questi ultimi mesi li abbiamo passati a cercare di estirpare e far sparire quelli
che si opponevano a Claudio.
Sparire?, chiese Macrone con una smorfia.
S, rispose la guardia, lanciando fulmineo sguardi a destra e a sinistra per accertarsi che
nessuno stesse ascoltando la loro conversazione. Zitti zitti li abbiamo prelevati in strada, portati al
palazzo imperiale e messi a tacere, aggiunse, facendo un inconfondibile gesto di traverso sulla gola.
Senatori, equites e magistrati. E pure qualche legato. I figli sono stati esiliati o, peggio, rinchiusi nelle
scuole gladiatorie. E lelenco si allunga di settimana in settimana. Dai retta a me, nessuno  al sicuro.
Non sono discorsi che mi piacciono, questi, comment secco Macrone. I soldati non
dovrebbero immischiarsi in faccende di politica.
La guardia alz una mano in segno di simulata resa. Ehi, non guardare me. Sai come vanno le
cose. Gli ordini sono ordini. Se me lo chiedi, ti rispondo che sono quei liberti di cui si  circondato
limperatore che dovremmo tenere docchio. Dovresti vedere come si rivolgono a noi, ma sono gli
orecchi dellimperatore stesso.
La guardia raddrizz la schiena e si avvicin alla serie di cancelli in ferro battuto dellentrata
del complesso del palazzo imperiale. Una folata di aria fresca spazz la strada mentre Macrone,
scortato dalle guardie, saliva unampia scalinata che conduceva a una sala fiocamente illuminata con
pareti di marmo e un bassorilievo raffigurante la famosa battaglia di Zama, in cui Publio Cornelio
Scipione, il grande riformatore dellesercito romano, aveva riportato la vittoria decisiva su Cartagine.
Poi percorsero un lungo corridoio e attraversarono un sontuoso giardino adornato da fontane e statue,
interamente circondato da arcate marmoree. Oltre gli archi, Macrone intravide i tetti del Foro e le
colonne del Tempio di Castore e Polluce. Giunti sul versante opposto del giardino, salirono lennesima
rampa di scale di pietra ed entrarono in una grande sala con unabside sul fondo. Le guardie scortarono
Macrone attraverso la sala, raggiungendo una figura in ombra, in piedi davanti a una pedana rialzata
solitamente utilizzata dallimperatore per i ricevimenti di corte.
Luomo sul podio non era limperatore. Aveva capelli ricci e scuri e il naso cadente tipico dei
Greci. La pelle liscia e la corporatura longilinea facevano intuire che luomo non aveva mai conosciuto
un solo giorno di fatica. Indossava la tunica semplice dei liberti seppur intessuta di fili di sottilissima
lana. Aveva gli occhi neri come i fori di una maschera di scena.
Ah, ecco il famoso Macrone!, disse il liberto con un gonfiato tono di lode. Un vero eroe
romano!.
Luomo si avvicin a Macrone, le labbra sottili contorte in un sorriso.
Lasciateci, ordin alle guardie con una sferzata di voce stridula. I due pretoriani annuirono e
ritornarono sui loro passi verso il centro della sala. Il liberto li segu con gli occhi finch non furono
fuori portata di orecchio.
Bisogna stare attenti davanti a chi si parla di questi tempi, disse. In particolare se si tratta di
pretoriani: hanno lerronea convinzione che limperatore debba essergli riconoscente in eterno. Che sta
succedendo al mondo se delle guardie pensano di poter dominare il pi potente uomo del mondo
conosciuto?.
Macrone si morse la lingua. Aveva sentito dire che dopo lassassinio di Caligola, alcuni membri
della Guardia pretoriana avevano pizzicato Claudio nascosto nel palazzo imperiale. Alla disperata
ricerca di stabilit, i pretoriani avevano prontamente acclamato imperatore il cinquantacinquenne privo
di qualsiasi esperienza di governo e che, a dar credito alle voci, il trono nemmeno lo voleva. Senza il
contributo dei pretoriani, in quel momento su ogni moneta dellimpero avrebbe potuto esserci impresso
il volto di unaltra persona. Non sorprendeva quindi che il suo interlocutore ne temesse la presenza,
pens Macrone.
Il liberto disse: Mi chiamo Servio Ulpio Murena, agli ordini del consigliere imperiale Marco
Antonio Pallade. Immagino tu abbia gi sentito questo nome.
No, spiacente, rispose Macrone con una scrollata di spalle. Manco da parecchio dalla buona
societ, gli ultimi anni li ho passati a fare a pezzi Germani.
Murena sbuff. So tutto dei tuoi trascorsi, ufficiale.  proprio per questo che ti ho mandato a
cercare. Pallade  un segretario di sua maest imperiale, coadiuva limperatore nellamministrazione di
Roma e delle sue province. Come me. Dimmi: quanti Germani pensi di aver ucciso durante la tua
permanenza sul Reno?.
Macrone scroll le spalle. Dipende.
Da cosa?, lo interrog Murena, sollevando la testa verso lufficiale.
Be, possono volerci parecchi colpi per abbattere definitivamente un germano medio, rispose
Macrone. Capita che a uno assesti bei colpi profondi e quello magari continua imperterrito a caricarti
con la schiuma alla bocca. In pratica non li vedi sparire nel mondo dei morti, si cercano un angolino
tranquillo per andare a morire. Ma muoiono comunque anche loro. Nella Seconda abbiamo un detto: la
spada non fa distinzione tra un germano e un greco.
Capisco. Il liberto cambi nervosamente posizione, chiaramente turbato dalla piega che la
conversazione sembrava aver preso. E cosa vorrebbe dire esattamente?
Un colpo di spada  un colpo di spada, rispose Macrone. Affondala come si deve nello
stomaco di uno e puoi dirgli tranquillamente addio, che sia un barbaro muscoloso o una femminuccia
pelle e ossa.
Murena si torse le mani, voltandosi e guardando verso i giardini e le due guardie pretoriane che
attendevano sotto il viale ad archi. Peccato che il grande Capitone non abbia seguito tale sagace
consiglio.
Sagace?
S, quasi sinonimo di assennato. Vedendo lo sguardo interrogativo sulla faccia di Macrone, il
liberto rote gli occhi. Fa come se non avessi detto nulla. Quello che voglio dire  che tu hai una
ragguardevole esperienza nellammazzare i nemici barbari di Roma.
Pi che ragguardevole, direi, puntualizz Macrone, gonfiando il petto.
Bene, perch ho un incarico per te.
Macrone corrug la fronte diffidente con un senso di ansia allo stomaco. Un incarico?
S, un incarico. Per mio conto.
Macrone digrign i denti. Trovati qualcun altro per le tue sporche faccende. Io prendo ordini
solo dal mio centurione, dal mio legato e dal mio imperatore, da nessun altro.
Il liberto scoppi a ridere, osservandosi le unghie. Ho sentito dire che era parecchio che non
mettevi piede in citt, giusto?
Tredici anni o gi di l.
Allora solo per questa volta ti conceder il beneficio del dubbio. A Roma le cose sono
cambiate: sar anche un semplice liberto, ma faresti bene a rivolgerti a me con rispetto. Ho una certa
influenza allinterno di queste mura, sai? Sufficiente a farti revocare le tue belle decorazioni... e la
promozione a centurione.
Centurione?, ripet Macrone con un sobbalzo. Di cosa stai parlando?.
Murena estrasse un rotolo di pergamena e Macrone not il sigillo imperiale sulla cera. Murena
lo apr e lesse: Disposizione di sua maest imperiale per il legato della Seconda legione: con
attuazione immediata si ordina la promozione a centurione delloptio Lucio Cornelio Macrone. Una
posizione di tuo interesse, posso immaginare.
Macrone lo fiss cupo.
Mi rincresce per non poter inviare la lettera prima che tu abbia eseguito un certo incarico per
limperatore, spieg il liberto.
Che tipo di incarico?, chiese Macrone a disagio.
Murena accenn un sorriso. Permettimi di spiegare nei dettagli. Tu eri presente nellarena
questoggi per ricevere la decorazione. Un momento di orgoglio, tristemente sciupato dalla sconfitta
del nostro caro Capitone. Il liberto scosse la testa. Eh, molto imbarazzante per limperatore. Capitone
non era solamente il miglior guerriero della scuola gladiatoria imperiale e di conseguenza propriet
personale di Claudio, ma  stato anche il sesto gladiatore imperiale a soccombere per mano di
Britomaris. Murena inizi a camminare attorno a Macrone, che lo fissava diffidente. Questi sono
giorni difficili per il nuovo imperatore, continu il liberto. Ci sono molti scettici a Roma, alcuni
apertamente ostili nei confronti di Claudio. Non solo allinterno del Senato, ma anche nel Foro e nelle
taverne. Parlando francamente: limperatore non  stato una scelta unanime. Le bizzarrie delle linee di
sangue e delle primogeniture significano che nessuno pu pensare di indossare la corona di alloro senza
dover poi affrontare attacchi nefandi alla sua supremazia. Hai sicuramente sentito i brusii di scontento
tra la folla dopo che Capitone  stato ucciso. Una sconfitta del genere rischia di minare la stabilit del
nostro regime sul nascere. Dobbiamo dimostrare al popolo che Claudio  il sovrano forte e decisivo di
cui avevamo disperatamente bisogno dallepoca aurea di Augusto.
E allora invadete qualche paese, fece Macrone scrollando le spalle. Di solito  un trucchetto
che funziona.
Murena scoppi a ridere come un tutore che asseconda un allievo impudente. Grazie per la tua
analisi veramente illuminante, optio. Vista questa tua genialit, mi chiedo come mai tu non abbia
ancora raggiunto una posizione di livello superiore.
Macrone trattenne lirresistibile impulso di dargli un pugno in faccia.
Stai tranquillo, abbiamo gi in mente qualcosa per il prossimo futuro, prosegu il liberto. Il
problema pi pressante, per, per ora rimane Britomaris. Sei gladiatori sconfitti!  la peggior macchia
sul nome dellimperatore, un vero e proprio bubbone: dobbiamo inciderlo prima che scoppi. Non
possiamo permettere che quel barbaro ci sconfigga ancora. Chiunque lo affronti dora in poi deve
necessariamente trionfare, dimostrare a tutti che nessuno pu sfidare limperatore e che Claudio 
luomo adatto a occupare il trono.
E non potrebbe combatterci Ermete?  sicuramente il gladiatore pi resistente che si sia mai
conosciuto a Roma. Lo farebbe a pezzi nel tempo che ci vuole a far bollire un asparago, disse
Macrone.
Non se ne parla nemmeno, ribatt secco Murena.
E perch?.
Sulla faccia spigolosa del liberto si incresp una sgradevole smorfia di disgusto, come se stesse
masticando un boccone di interiora di pesce marcio, venne di pensare a Macrone.
Devo confessare che non sono un grande ammiratore di Ermete. E nemmeno Pallade. Lo
troviamo entrambi alquanto animalesco. In ogni caso, il problema vero di Ermete non sta nemmeno
nello stile, tant vero che nel caso Capitone fosse morto, un altro consigliere dellimperatore, un
miserabile piagnucolone di nome Narciso, aveva predisposto che fosse proprio Ermete il successivo
sfidante di Britomaris.
E dov il problema allora?, chiese Macrone.
Proprio questa mattina Ermete  stato vittima di un... episodio assai sfortunato, diciamo.
Vale a dire?, si incurios Macrone.
 stato derubato in strada, pensa un po. Murena scosse la testa. Dei malviventi gli hanno
rotto parecchie ossa e non  in condizione di combattere; ma noi non possiamo certo aspettare che
Ermete si rimetta da questo imbarazzante pestaggio. Abbiamo bisogno urgente di un sostituto.
Murena smise di girare attorno a Macrone e gli si ferm esattamente davanti.
Allenerai un gladiatore che lo sostituir nel combattimento contro Britomaris.
Macrone lo fiss sconcertato. Ma perch io?, farfugli. Non ho mai lavorato in un ludus,
avete gi sicuramente tutti i doctores che vi servono nella scuola imperiale, per questo lavoro.
In circostanze normali, s, ma questo non  un combattimento come tutti gli altri. Dobbiamo
far arrivare un messaggio potente al popolo, e quale metodo migliore per farlo, se non utilizzando un
eroe dellimpero che mette a disposizione tutta la sua competenza tecnica per distruggere un barbaro
come Britomaris?. Murena stese un sorriso ambiguo.
Macrone scosse la testa con fare deciso. Troppo rischioso, disse, allenare qualcuno, intendo.
Molto meglio scegliere semplicemente uno dei gladiatori della scuola imperiale; sono considerati i
migliori guerrieri di Capua. Avreste sicuramente pi probabilit di sconfiggere Britomaris con uno di
loro piuttosto che con qualche recluta con ancora la puzza di latte in bocca.
Murena fece una smorfia di disappunto, risucchiando aria a denti stretti. Purtroppo la scuola
imperiale  stata pesantemente falcidiata. Caligola ha buttato nellarena gran parte dei gladiatori
migliori e ci ha lasciato in eredit solo una manciata di scansafatiche, tutti assolutamente inadatti per
questo scopo.
Lassistente imperiale allacci le mani dietro la schiena e percorse tutto il corridoio centrale,
con passo lento e metodico, quasi stesse misurando il perimetro di un edificio. Il rumore dei sandali sul
pavimento di pietra echeggi per tutta la sala. Ma fortunatamente la dea bendata sembra arriderci.
Arduo da credere, rispose Macrone, schioccando la lingua.
Un abbozz di sorriso apparve sulla faccia di Murena. Sembra che abbiamo un candidato
pronto alluso. Un giovane con esperienza militare che da bambino  stato preparato da un gladiatore.
Un uomo, mi dicono fonti attendibili, che affronta ogni battaglia con assoluta intrepidezza, una qualit
rara che un soldato di violenza come te sapr certamente apprezzare. Con la giusta guida, potrebbe
essere proprio luomo che fa per noi.
Un soldato, hai detto?, chiese conferma Macrone. E come si chiama questo ragazzo?.
Marco Valerio Pavone, rispose Murena, abbassando lo sguardo su un sandalo e arricciando il
naso come se avesse appena messo il piede in uno scolo di fogna. Ma potrebbe esserti molto pi
familiare il nome del padre, Tito.
Macrone si sent letteralmente annodare le viscere. Il legato della Quinta legione?.
Ex legato, lo corresse acidamente il liberto. A oggi marcisce in una tomba anonima sulla
Via Appia. Conseguenza prevedibile del suo tentativo di riportare Roma alla Repubblica. Stiamo
ancora valutando lopportunit di decimare anche lintera Quinta, giacch i suoi uomini sembravano
cos entusiasti di sostenerlo nel tradimento.
Macrone sent un brivido gelido risalirgli lungo la schiena. La notizia dellesecuzione del legato
della Quinta non era mai arrivata alle truppe di stanza sul Reno, ma pi veniva a conoscenza dei metodi
con cui il palazzo imperiale trattava i propri nemici, pi forte si faceva la voglia di tenersene a distanza.
Bastonare barbari in Germania e Gallia poteva pure andare, ma il pensiero che i Romani si
accoltellassero a vicenda alla schiena gli fece ripensare alle guerre civili che avevano messo in
ginocchio Roma durante gli anni della Repubblica.
Il dissenso tra i ranghi non pu essere tollerato, puntualizz Murena, quasi gli avesse letto
nel pensiero. Era necessario dare un esempio.
Ma avete lasciato in vita il figlio?
In quel momento non si trovava a Roma, era tribuno militare nella Sesta e labbiamo fatto
arrestare e riportare indietro. Limperatore aveva deciso fin dallinizio di giustiziarlo nellarena e a
quello scopo lha fatto rinchiudere nella scuola gladiatoria di Paestum. Il lanista si  impegnato a far s
che il ragazzo muoia nellarena prima della fine dellanno.
Macrone arricci le labbra, riflettendo. E adesso volete che Pavone salvi lonore di Roma?
Sono tempi disperati, questi. Con Ermete fuori causa, abbiamo bisogno di Pavone.
Quantomeno per il momento. Addestrarlo, comunque, potrebbe non essere cos semplice: il ragazzo 
parecchio infastidito per tutta la faccenda del padre messo a morte.
Come  morto?, chiese prudentemente Macrone.
Murena ridacchi e scosse la testa. Condannato a morte nellarena. Limperatore lha fatto
combattere addirittura contro Ermete. E devo dire che Tito ha dato un gran bello spettacolo. Quando
Ermete gli ha inflitto il colpo di grazia, dubito che avesse ancora una sola goccia di sangue in corpo.
Non mi sorprende allora che il ragazzo sia infuriato, comment Macrone con un bisbiglio
talmente basso da sfuggire alludito di Murena.
Mi  stato detto che come soldato hai doti in abbondanza, Macrone. Penso proprio che tu sia
luomo giusto per mettere in forma il ragazzo. Per cui ti chiedo di andare a Paestum, addestrarlo e
riportarlo a Roma per il combattimento. Hai un mese di tempo.
Un mese?!, strepit Macrone. Vuoi scherzare, spero?!
Al contrario, rispose Murena, Mai stato pi serio.
Ma... un mese! Non  nemmeno minimamente sufficiente per prepararlo a una battaglia.
Non  una battaglia, ma solo un combattimento nellarena.
Solo un combattimento?. Macrone scosse la testa spazientito. Ho molta esperienza di
addestramento di legionari, e posso dire che anche i migliori hanno bisogno di mesi per raggiungere la
forma, qualunque essa sia; i peggiori invece arrivano fino a tre o quattro volte tanto.
Pavone  diverso. Ha delle eccezionali doti naturali con la spada.
Questo lho gi sentito dire, rispose secco Macrone.
Be, non sono parole dette a vanvera. Il gladiatore che per primo ha allenato Pavone  uno dei
doctores delle scuole imperiali e sostiene di non aver mai conosciuto un ragazzo con un talento cos
prodigioso. E a quanto si dice, nessuno ha mai visto un tribuno usare la spada bene come lui nella
Sesta. Murena sospir, alzando gli occhi al soffitto.  il suo temperamento, invece, che preoccupa.
E limperatore che dice?  felice di aver la pelle salva grazie al figlio di un traditore?
Nel clima attuale, non possiamo permetterci di fare gli schizzinosi, rispose acidamente il
liberto. Gli attriti domestici devono essere messi da parte se vogliamo impedire che questo barbaro ci
tenga per la collottola ancora a lungo. Murena si osserv le maniche della tunica. Tra laltro, ho
rassicurato limperatore che sar lui stesso, e non Pavone, a prendersi tutta la gloria di una Roma con
un onore ripristinato.
E tu a seguire, sicuramente, pens Macrone, ma per una volta riusc a tenere il commento per
s. Spesso e volentieri il suo nemico peggiore era proprio la sua lingua sciolta. Lassenza di diplomazia
era una delle ragioni per cui gli ci era voluto cos tanto tempo prima di poter entrare in lizza per il
centurionato, e adesso non aveva nessuna intenzione di lasciarsi sfuggire loccasione dalle mani, per
nulla al mondo. Anche se questo significava dover lavorare per una serpe come Murena.
Fai posticipare il combattimento di uno o due mesi, propose, mi serve pi tempo con il
ragazzo.
Mi spiace ma non  possibile, ribatt secco Murena. Lannuncio  gi stato fatto e la
macchina organizzativa  gi in moto. Non possiamo fare passi indietro adesso, n possiamo tollerare
alcun attacco allautorit dellimperatore. Dovrai prendere atto della precariet della situazione
attuale.
Macrone imprec gli di a denti stretti. Solo pochi minuti prima si leccava i baffi allidea di
potersi concedere ancora qualche stravizio prima di ritornare sul Reno e crogiolarsi nella nuova
posizione di idolo della Seconda. Adesso, invece, aveva davanti un mese chiuso in un buco di mortorio
per allenare un gladiatore irrequieto in un ludus, circondato da prigionieri di guerra, schiavi
recalcitranti e perdigiorno. E il rischio di perdere contro Britomaris e gettare altro imbarazzo addosso
allimperatore era uneventualit a cui non voleva nemmeno pensare.
Ho inviato un messaggero a cavallo per dare istruzioni al lanista nel ludus di Paestum. Lo
troverai ad aspettarti. Terremo il combattimento nel Foro di Cesare, un luogo molto pi raccolto
rispetto allanfiteatro, ma decisamente perfetto: sontuoso e ricco di storia. Fu Cesare a farla costruire, e
Augusto vi tenne poi i suoi ludi gladiatorii. E adesso il nostro imperatore vi riaffermer la sua
credibilit.
A quel punto il liberto chiam i due pretoriani. Dovete partire immediatamente, ordin poi
senza nemmeno guardare Macrone. Ho fatto sellare un cavallo per te e dai miei assistenti far
preparare un ordine imperiale che ti dia piena libert alla scuola per qualsiasi cosa di cui tu abbia
bisogno. Impiegherete cinque giorni di viaggio per raggiungere Paestum, se non erro. Per cui cinque
allandata e altrettanti al ritorno ti lasciano un totale di venti giorni di addestramento. Fanne buon uso.
Domande?
Solo una, rispose Macrone. E se questo Pavone si rifiutasse di combattere? Voglio dire, se
serba rancore nei confronti dellimperatore per ci che  accaduto alla sua famiglia, non penso sar cos
entusiasta di aiutarlo, o sbaglio? Soprattutto considerato che lo avete gi condannato a morte.
Murena sfoder un sorriso spietato e disse: Ho qualcosa che gli sar di forte incentivo al
combattimento....
...
.
...
Capitolo tre.
...
.
...
Paestum.
.
Il doctor fece schioccare il frustino di cuoio sulla sabbia rovente e guard truce le nuove
reclute. Schiena dritta!, sbrait. Alzate la testa, coglioni!.
Strascicando i piedi gli uomini si disposero in una fila approssimativa sul terreno di
addestramento di fronte a Calamo. Il doctor li pass in rassegna uno a uno come un macellaio che
ispeziona i capi di bestiame al mercato, pensando amaramente che avrebbe avuto il suo bel daffare per
metterli in forma. Calamo sapeva per esperienza quanto potesse essere duro un regime di
addestramento e quanto pochi gli uomini che riuscivano a superare la fase di selezione. Un tempo
aveva combattuto lui stesso come gladiatore, e a riprova di ci aveva solo unandatura zoppicante e un
viso segnato da cicatrici.
Siete qui perch siete i pi scarsi dei pi scarsi, sentenzi. I criminali comuni vi guardano
dallalto in basso; le puttane si rifiuterebbero di darvela, e persino gli schiavi vi ridono dietro. Ogni
giorno Roma vi caca in faccia e se avessi potuto fare di testa mia, vi avrei spediti dritti a lavorare nelle
cave. Oggi, per,  il vostro giorno fortunato, femminucce. Il padrone  di umore generoso e ha deciso
di adottare una variazione. Vi offre lopportunit unica di poter dare un senso alle vostre vite
patetiche.
Sul ludus cadde il silenzio. Il doctor cerc qualcuno per poter dare un esempio e punt gli occhi
penetranti su un ragazzo alla fine della fila. Il fisico spigoloso e goffo lo faceva sembrare molto pi
basso delleffettiva altezza. Dagli occhi emanava disprezzo per tutto ci che lo circondava, e sulla
tunica indossava un mantello di lana finemente decorato. La vista del mantello fece saltare Calamo su
tutte le furie. Tu!, gli url contro mentre gli si avvicinava. Ma che bel mantello ricco, sembrerebbe.
Molto bello. Calamo assottigli gli occhi come due fessure. A chi lhai rubato?.
Il giovane scosse la testa. A nessuno.  mio.
Calamo gli tir una gomitata sul plesso solare; il giovane grugn, piegandosi in due, e cadde in
ginocchio, tossendo e sputacchiando a terra. Calamo gli rimase in piedi sopra. Voglio sentire
signore quando mi parli, pezzo di merda. Come ti chiami?
Marco Valerio Pavone, rispose il giovane boccheggiando per riprendere fiato.
Signore.
Dimmi, Pavone, pensi che sia nato ieri?
No, signore.
Calamo afferr un lembo del mantello e glielo sbatt in faccia. Per ti aspetti che io creda che
un disperato pezzente come te possa permettersi un lusso del genere?
Non lho rubato.
Stronzate! Mi stai dando del bugiardo?, ribatt Calamo, abbassando la voce.
 stato un regalo, signore.
Un regalo?, incalz Calamo. La feccia come te non riceve regali.
Lo giuro, signore. Me lha dato mio padre.
Calamo scoppi a ridere e si freg le mani allegramente. Oh, questa s che  buona! Tu non hai
un padre, ragazzo. Sei nato bastardo come tutti gli altri che sono qui nel ludus. Ma fammi divertire
ancora: e chi sarebbe il tuo vecchio?
Tito Valerio Pavone, signore. Legato della Quinta legione. O almeno lo era.
La notizia colse Calamo alla sprovvista. Contorse la faccia in una smorfia dubbiosa e rimase in
silenzio, riflettendo su come continuare. In ventanni di lavoro nel settore non gli era mai capitato di
incontrare il figlio di un legato che entrava in una scuola gladiatoria.
Un altro figlio di pap che entra volontario, eh?, riboll, stizzito. Li conosco quelli come te.
Ti sei sputtanato leredit, vero? Con quale vizio, ragazzo? Prostitute? Vino? Il gioco o le scommesse
alle corse di bighe? Ti fa tanto schifo cercarti un lavoro normale? Se sei venuto qui pensando che
sarebbe stata una passeggiata, ti sbagli di grosso.
Non sono un volontario, rispose Pavone, rialzandosi in piedi. Sono qui contro la mia
volont. Mio padre  stato ucciso da....
Taci!, gli tuon contro il doctor. Francamente me ne infischio del perch sei qui. Per quanto
mi riguarda, sei solo una recluta del cazzo, nientaltro.
Pavone rimase zitto. Si era preso botte, sputi e urla da uomini al di sotto della sua classe da
quando un drappello di pretoriani si era presentato al capo della Sesta per metterlo agli arresti e il
doctor di certo non gli metteva paura. Ormai cera ben poco che lo spaventasse, dopo tutto quello che
era successo alla sua famiglia.
Guard Calamo allontanarsi disgustato e percorrere su e gi tutta la fila di uomini; la voce
echeggiava sotto i portici rimbalzando sulle colonne di travertino che circondavano il campo di
allenamento. Pavone not che i piedi nudi delluomo erano nodosi e deformati da anni e anni di
combattimenti sulla sabbia.
Qui non siamo nellesercito, disse Calamo. I gladiatori non sono legionari. Nel dirlo lanci
unocchiata caustica a Pavone. Se pensavate di passare i prossimi venticinque anni a scavare buche e a
raccogliere conchiglie per limperatore, siete venuti nel posto sbagliato.
Uno degli altri tirones alla destra di Pavone scoppi in una risatina nervosa. Pavone vide
Calamo incupirsi e girarsi a guardarlo. Era un giovane basso con capelli neri corti, un segno sul dorso
del naso, una ciambella di grasso attorno ai fianchi, e indossava una tunica semplice e assai malridotta.
Tu! Nome?!
Manlio Salvio Buccone, signore, rispose nervoso il giovane.
Buccone? Conosco un Buccone, un finocchio. Piace anche a te alzarti la toga, eh, d la verit?
No, signore.
Stronzate, certo che ti piace! Auctoratus o schiavo?
Auctoratus, signore.
E vorresti diventare gladiatore, Buccone?
S, signore.
Non farmi ridere. Non mi sembri proprio tagliato per fare il gladiatore, Buccone. Sembri
piuttosto una merda da scrollarmi via dal calzare. Dimmi, perch hai intenzione di disonorare il mio
ludus? Hai ammazzato qualcuno e devi nasconderti? O ti sei scopato la moglie del tuo padrone mentre
lui era nel Foro a lavorare?  cos?
No, signore. Buccone chin in avanti la testa per la vergogna. Pavone si sent a disagio. Pur
dispiaciuto per il povero Buccone, era comunque anche ben felice che Calamo avesse trovato qualcun
altro con cui fare il prepotente. Ho perso al gioco contro gente poco raccomandabile, signore, e ho
pensato che diventando gladiatore avrei potuto saldare i miei debiti.
Un giocatore dazzardo! A cosa hai giocato?
Ai dadi, principalmente, signore.
Calamo sogghign compiaciuto. Avrei dovuto capirlo! In effetti hai proprio la faccia da gonzo.
Solo gli idioti giocano a dadi, Buccone. Quanto hai perso?
Diecimila sesterzi.
Per tutti gli di, ragazzo!, esclam Calamo. E guarda poi in che condizioni ti presenti!
Dovresti vincere almeno venti combattimenti per guadagnare tanto e personalmente non ho mai visto
vincere nemmeno una volta i grassoni bastardi come te. O il figlio di un legato, se  per questo.
Pavone aggrott la fronte. Non gli piaceva affatto latteggiamento sprezzante del doctor nei
confronti dellesercito. Suo padre Tito era stato una specie di eroe per i suoi uomini, un soldato fin nel
midollo, tutto il contrario degli idioti e degli aristocratici che occupavano gran parte delle cariche pi
alte nelle legioni. Inoltre Tito si era anche fatto benvolere per la passione per le corse di carri e lo si
poteva incontrare spesso al Circo Massimo a fare il tifo per i Verdi, la sua squadra del cuore. Nessuna
passione per le corse, per, poteva superare la sua devozione per i combattimenti di gladiatori. Pavone
ricordava con affetto il padre spiegargli che Roma era stata fondata sul sacrificio e sul sangue, e che
nessun uomo poteva essere degno di guidarne altri se non avesse compreso appieno il valore di quelle
due virt gemelle. Pi volte gli aveva raccontato la storia del generale Publio Decio Mure il quale, sotto
assedio durante le guerre sannitiche, si era immolato agli di delloltretomba in cambio della vittoria.
E dopo ventanni di servizio, Roma aveva ricompensato Tito con una condanna a morte. Pavone
si sent strozzare la gola da un groppo cocente, per lindignazione che provava al ricordo del padre
letteralmente sventrato e sbudellato dalla spada del suo assassino, mentre la folla ringhiava e urlava per
avere sangue.
I gladiatori non costruiscono fortini, e nemmeno fanno marce, riprese con voce stentorea
Calamo, allontanandosi da Buccone e rivolgendosi a tutte le reclute come se fossero un solo uomo.
Cercate di non fare errori. Se state col culo per terra nellarena con la spada di qualche bastardo
puntata alla gola, ricordatevi che non arriveranno compagni a salvarvi. Le tecniche gladiatorie sono
competenze precise, signorine. Non  unarte, come qualche tronfio individuo continua a sostenere.
Larte  roba per donne o, peggio, per Greci. Un gladiatore entra ed esce nellarena da solo, lunica
differenza  se esce camminando o trascinato. I gladiatori si dedicano ai duelli uno contro uno.
Buccone, perch tieni quella cazzo di mano alzata?
Quando si mangia, signore?.
La domanda fece trasalire Pavone, che allimprovviso si ricord di quanto fosse anche lui
affamato dopo quella lunghissima mattinata. Li avevano portati nel ludus allalba per essere esaminati
dal medico, un vecchio greco dagli occhi vitrei di nome Acheo. E da quel momento lattesa era stata
lunga e ansiosa, lasciando le reclute sulle spine di sapere cosa sarebbe successo.
Mangerai quando lo dir io, Buccone. Caghi quando lo dir io, dormirai quando lo dir io e
non pensare nemmeno lontanamente di farlo senza che io prima ti abbia autorizzato. Sono stato
chiaro?
S, signore!.
Calamo gir la testa di scatto verso un gruppetto di uomini sotto il portico esposto a nord.
Pavone ne not, impressionato, la muscolatura possente e il busto ricoperto di cicatrici. Il doctor ne
chiam uno. Amadoco!.
Uno dei veterani si volt e, sbuffando, si incammin verso Calamo. Pavone lo esamin. Luomo
aveva la pelle bianca come il gesso e una criniera di capelli biondi con una barba pi scura e corta sulle
guance. I muscoli erano perfettamente definiti; le vene gonfie come corde sugli avambracci e sul collo.
Si ferm di fronte a Calamo che gli indic le cicatrici.
Dimmi, quanti combattimenti hai avuto?
Tredici, signore, rispose il gladiatore in un latino dallaccento pesante. Pavone not lo
sguardo ostile e duro delluomo.
E quante volte hai perso, Amadoco?
Mai, signore.
Mai!, ripet il doctor a voce alta, orgoglioso della risposta; poi torn a rivolgere lo sguardo
glaciale alle reclute. Guardatelo, miserabili coglioni: vedete la faccia segnata e stanca di un uomo che
si  preso la sua bella dose di pugni. Amadoco era solo un demolitore, quando  arrivato qui, niente di
pi, ma grazie alle mie indicazioni  ancora vivo, mentre i suoi molti avversari adesso si stanno
facendo un lungo viaggetto verso loltretomba.
Poi Calamo fece un cenno di congedo al veterano. Per ora  tutto, Amadoco.
S, signore, rispose il colosso trace senza nessuna particolare espressione in faccia.
Pavone lo guard riguadagnare il suo gruppo di compagni veterani mentre Calamo tornava a
fissare torvo le reclute. Il doctor fece un profondo respiro e volt poi la testa in direzione di un balcone
affacciato sul cortile. Adesso, tutti schiena ben dritta. Il vostro lanista, Vibio Modio Gurges, vuole
presentarsi a voi.
Calamo si fece da parte. Pavone allung il collo e vide spuntare una figura sul balcone. Un viso
piccolo, labbra sottili con occhi incassati nelle orbite. La pelle del volto era tirata. Appoggi le mani
alla balaustra del balcone e fiss lo sguardo incuriosito su Pavone per qualche istante, prima di parlare
a tutti.
Calamo  il vostro mentore, il vostro doctor. Se gli di vorranno, trasformer qualcuno di voi
in una leggenda dellarena, esord Gurges, spostando lo sguardo da Pavone al resto del gruppo di
reclute. Ma io sono il vostro padrone. Siete miei, corpo e spirito. Nei miei confronti avete il solenne
impegno di farvi bruciare, legare, picchiare o uccidere con la spada. Alcuni di voi adempiranno alla
promessa prima della fine dellanno, gli altri, pi fortunati, vivranno un po pi a lungo. La maggior
parte dei Romani vi considera la feccia dellumanit. Io no. Gurges alz gli occhi al cielo, poi giunse e
batt le mani davanti al proprio viso. Al contrario, io vi invidio.
Il lanista fece una pausa e inspir profondamente. Vi invidio perch avete lopportunit di
morire di una morte gloriosa. A Roma, come qualcuno di voi probabilmente sa gi, non esiste onore pi
grande. Il popolo grider il vostro nome per le strade. Le donne vorranno giacere con voi. Alcuni
uomini vorrebbe addirittura essere voi. I bambini continueranno a parlare della vostra leggenda anche
molti anni dopo che il vostro sangue si sar seccato.
Gurges fece una seconda pausa. Un perfido ghigno solletic gli angoli della sua bocca quando
apparve uno schiavo con un vassoio dargento e un solo calice di vino in equilibrio sopra. Il lanista lo
afferr e lo sollev, brindando alle reclute. Al vostro successo, disse, o alla sconfitta.
Tracann il calice in un solo sorso e poi fece un cenno a Calamo. Liberi.
Tornate allallenamento!, ringhi Calamo ai gladiatori. Nuove reclute, al palus. Svelti!.
Controvoglia, Pavone si incammin verso i grossi pali di legno al centro del campo di
allenamento. I pali si trovavano poco lontano da una meridiana utilizzata per cronometrare la durata di
ogni esercizio. Come un normale allenamento nelle legioni, pens Pavone. Il suo status privilegiato di
tribuno della Sesta dun tratto gli parve un sogno distante.
Non tu, ragazzino ricco, gli ordin il doctor. Pavone si ferm e lanci unocchiata perplessa a
Calamo.
C qualche problema?
Il lanista vuole scambiare due parole con te.
...
.
...
Capitolo quattro.
...
.
...
Uno schiavo domestico accompagn Pavone lungo un ampio corridoio con un soffitto a volta
decorato con colori sgargianti. Alla fine del corridoio, lo schiavo gir a sinistra e si ferm di fronte a
una porta rivestita di placche di bronzo con colonne di marmo scolpito. Sul pavimento, un complesso
mosaico rappresentava un combattimento tra due gladiatori con pettorali protettivi e scudisci.
In quel momento la porta si apr e Pavone sollev lo sguardo dal mosaico. Nel vano della porta
lo guardava il lanista. Cos vicino sembrava anche pi basso e magro di quanto non fosse sembrato sul
balcone, pens il ragazzo, quasi che nel frattempo si fosse ritirato. Anche il suo atteggiamento
arrogante era sparito. Il viso, adesso, era cupo e serio.
Vieni dentro, gli disse Gurges.
Pavone lo segu allinterno di un ufficio pavimentato con lastre di marmo di diversi colori e
pareti riccamente decorate. Il lanista si accomod su una sedia dietro un tavolo di legno di quercia e
fece un cenno allo schiavo. Porta altro vino, gli disse. Il Falerno, non quel piscio che rifilo agli
ospiti.
Lo schiavo usc dalla stanza. Gurges si lasci andare contro lo schienale mentre Pavone rimase
in piedi davanti al tavolo, le braccia stese lungo i fianchi.
Sono il lanista del pi vecchio e grande ludus di Paestum, disse Gurges. Be, il pi vecchio
di sicuro, anche se forse non pi cos grande. Di questi tempi  dura guadagnarsi onestamente da
vivere.
Pavone non disse nulla, scombussolato dalla lingua sciolta del lanista. Not che luomo aveva
gli occhi lucidi e intu che quella probabilmente non era la sua prima bevuta della giornata. Gurges
incroci le mani dietro la testa e fece scivolare in avanti il labbro inferiore.
I grandi sacerdoti possono anche storcere il naso davanti al mio lavoro, ma quando si tratta di
dover tener buono e contento il popolo, hanno sempre bisogno di quelli come me: uomini che vivono e
lavorano con la feccia pi infima che Roma abbia da offrire per scovare il campione di turno.
Lo schiavo fece ritorno con un nuovo calice di vino che, come qualsiasi altra cosa nella casa del
lanista, aveva un aspetto costoso e volgare. Gurges ammir il calice per qualche istante. Poi disse allo
schiavo: Fai venire Calamo, voglio essere aggiornato sui gladiatori feriti.
S, padrone, rispose il domestico, lasciando immediatamente la stanza. Gurges bevve un
sorso di vino e riappoggi il calice sul tavolo con un colpo secco. Alcune gocce di vino schizzarono
sulla superficie di legno. Il lanista fissava Pavone con occhi grandi e rabbiosi.
Mi dicono che sai maneggiare la spada.
Pavone scroll le spalle. Abbastanza bene.
Buono. Immagino tu sia al corrente dellaccordo che ho fatto con quel viscido di un greco.
Pallade, la serpe, mormor Pavone a denti stretti.
Devi morire entro la fine dellanno, per ventimila sesterzi dellimperatore. Onorer gli accordi
perch sono un uomo di parola, ma Pallade non pu mettere bocca su cosa faccio di te nel frattempo.
Per un anno sarai di mia propriet, corpo e spirito, e durante tutto questanno combatterai. Molto. Ho
intenzione di buttarti nellarea in ogni occasione possibile e mi aspetto che tu vinca. Conosco i ricconi
come te. Qui nel mio ludus ne sono passati non pochi nel corso degli anni. Uno ha infilato la testa sotto
le ruote del carro mentre veniva trasportato nellarena per il combattimento. Lidiota ha preferito
spaccarsi il collo piuttosto che affrontare larena, e non sai quanto mi ci ha fatto rimettere, lo stronzo
egoista.
Pavone fece un profondo respiro. C un solo uomo che voglio affrontare, luomo che ha
ucciso mio padre.
Gurges si gratt il mento con aria riflessiva. E chi potrebbe mai essere?
Ermete di Rodi, rispose glaciale Pavone. Limperatore ha ordinato a mio padre di
combattere contro di lui nellarena ed Ermete non ne ha avuto nessuna piet, nemmeno rispetto. Lha
sventrato e gli ha mozzato la testa, portandosela poi dietro per tutta larena ostentandola come un
trofeo. Ha coperto dinfamia mio padre e il nome della mia famiglia di fronte a migliaia di persone.
Combatter contro di lui e avr la mia vendetta.
Gurges si stuzzic un pezzettino di cibo rimasto incastrato tra i denti, poi tir fuori il dito dalla
bocca e schiacci il piccolo grumo tra il pollice e lindice. Non ti sembra di essere un po arrogante,
ragazzo?
No, rispose secco Pavone. Solo offeso ingiustamente.
Una morsa gelida attanagli Pavone allo stomaco mentre vedeva davanti a s limmagine di
Ermete prostrato nella sabbia che si dissanguava per uno squarcio alla gola. La rabbia lo consumava.
Suo padre era stato umiliato nellarena; tutti i beni di famiglia erano stati confiscati da Claudio e chiusi
nelle casse imperiali. Il figlio appena nato, Appio, era sparito e Pavone temeva per il peggio. Il
bambino poteva essere stato venduto come schiavo o addirittura ammazzato in qualche vicolo buio,
riunendosi nelloltretomba alla madre Sabina, morta nel partorirlo. Pavone stesso era stato privato della
sua posizione di tribuno e condannato a una morte barbara. Ormai non cera pi nulla per cui valesse la
pena vivere, a eccezione della possibilit di uccidere Ermete.
Forse possiamo trovare un accordo, gli disse Gurges. In quel momento arriv Calamo e attese
paziente sulla soglia dello studio. Se mi regali qualche buona vittoria, forse potrei aiutarti a farti
combattere con Ermete.
Pavone rimase zitto.
Pensaci, riprese Gurges. Nel frattempo, guardati alle spalle. Alcuni gladiatori del mio ludus
sono prigionieri di guerra e uno o due potrebbero anche essere stati catturati dal tuo vecchio. Quanto a
tutti gli altri..., disse il lanista, agitando le braccia sul tavolo come a volerlo sgomberare da un
disordine immaginario, be, diciamo che non amano molto che ragazzi di buona famiglia come te
arrivino a invadergli il territorio.
Gurges afferr il calice di vino e se lo sollev alle labbra, dimenticando di averlo gi svuotato.
Si alz di scatto, con espressione cupa, nel momento in cui Pavone, andandosene, passava accanto a
Calamo. Il doctor guard la recluta allontanarsi lungo il corridoio e quando ritenne che fosse ormai
fuori portata dorecchio, mormor a Gurges Ci dar problemi, quello. Sarebbe meglio liberarcene.
 qui che ti sbagli, Calamo, rispose il lanista, lisciandosi una leggera increspatura della
tunica. Sono tempi difficili. Non abbiamo un vero campione dai tempi del grande Proculo, sette lunghi
maledetti anni.
Calamo fu sul punto di rispondere, ma Gurges ne incroci lo sguardo e intervenne prima che
laltro potesse parlare. Con il suo talento puro e la fama del nome della sua famiglia, faranno la fila
per vederlo combattere. Riempiremo lanfiteatro. Il lanista torn a guardare lungo il corridoio la figura
di Pavone che si allontanava. Potrebbe salvarci, invece, e solo gli di sanno quanto abbiamo bisogno
di un nuovo campione in questo momento. O con lui o dovremo chiudere i battenti. E adesso dimmi
come se la stanno passando quegli inutili bastardi in ospedale....
Calamo spinse la lama verso il cielo come se volesse trafiggere le nuvole.
Questa  una spada, disse. Guardatela. Ammiratene la lama. Immaginate la maestria che ha
forgiato unarma cos perfetta. Sorrise qualche istante prima di simulare un affondo contro le reclute.
E adesso immaginate la punta che vi trafigge la cassa toracica, prosegu. Che vi squarcia la carne,
aggiunse, girando la spada nella mano. Che vi lacera ogni organo vitale.
Calamo tenne la spada stesa in avanti, puntandola verso Pavone in fondo alla fila. Il giovane si
sent addosso gli occhi delle altre reclute, roventi come tizzoni infuocati. Nellombra sotto il balcone
not anche i veterani che, di tanto in tanto, tra un esercizio di allenamento e laltro gli lanciavano
occhiate cariche di odio, e intu che la voce dei suoi privilegiati natali non doveva aver tardato a
diffondersi. Appena messo piede nel ludus, aveva constatato che i gladiatori della scuola erano per lo
pi prigionieri di guerra, schiavi o criminali, oltre a liberti e uomini di infime origini e circostanze di
vita avverse, disposti a diventare gladiatori auctorati, volontari, accettando la macchia sulla
reputazione che ci comportava, nella speranza di premi in denaro e forse anche di unoccasione di
gloria. Tutti, comunque, appartenenti a uno status sociale molto pi basso di Pavone. Per la sua
esperienza nella Sesta legione sapeva bene che nulla generava pi risentimento di un accento dellalta
societ. In ogni caso era arrivato da neanche un giorno nel ludus e gi lallenatore e gran parte delle
reclute lo disprezzavano. Un primato, pens incupito; poi inspir profondamente e fece finta di non
averlo notato.
Un gladiatore inizia a usare una spada vera solo quando entra nellarena per combattere perch
nessun romano degno di essere chiamato tale gli affiderebbe mai la propria nel ludus. E di questo
dovete ringraziare quel miserabile ingrato di Spartaco.
Il doctor socchiuse gli occhi per ripararsi dal riflesso del sole sulla lama della spada.
Molti di voi avranno sicuramente gi sentito parlare di Spartaco; alcuni potrebbero addirittura
provare ammirazione per quel bastardo, disse, fissando le reclute oltre il proprio grosso naso. Date
retta a me, non vale la pena. Spartaco ha combattuto da gladiatore, riceveva tre pasti completi al giorno
e un letto caldo, ma invece di cercare la gloria nellarena ha preferito mandare tutto a puttane. Quando
 morto, sulla via per Capua sono stati crocifissi seimila dei suoi sostenitori, tanto per darvi unidea di
quanto tutto sia andato male. Seguite i miei consigli e potreste fare una fine decisamente migliore di
quella del vecchio Spartaco. Magari uno o due di voi potrebbero anche arrivare in vita ad assaporare la
libert.
A quel punto Calamo piant la spada nella sabbia e indic una dozzina di pali di legno alla sua
destra, disposti in due file da sei, a circa due lame di distanza luno dallaltro, uno per ogni recluta, alti
allincirca quanto un romano di statura superiore alla media. Finch non dimostrerete di essere degni
di entrare nel gruppo, vi allenerete usando il rudis. Vi allenerete giorno e notte, anche durante il sonno,
finch le braccia non vi si staccheranno per lo sfinimento. Da oggi nella vostra vita non ci sar altro che
il palus.... Nel dirlo, Calamo diede una pacca al palo pi vicino nel punto che doveva rappresentare la
testa, come a uno studente modello, e la vostra spada. Buccone!, sbrait.
S, signore!.
Il doctor fiss la recluta con sguardo torvo. Avrete tutti una razione extra se sai dirmi che cosa
esattamente  questo pezzo di legno.
Buccone si gratt la fronte. Pavone vide gli altri fissarlo con occhi furiosi, augurandosi che il
compagno desse la risposta corretta per potersi riempire la pancia vuota.
Avanti, ciccione, gli sbrait contro Calamo. Non ho tutto il cazzo di giorno a disposizione.
Un... ehm... palo di legno?, azzard Buccone tra uno sbuffo esitante e laltro.
Calamo parve sul punto di esplodere.
Un... palo? Parola mia, Buccone, sei molto pi idiota di quanto non sembri. E credimi, per
come la vedo io non  unimpresa da poco.
Calamo fece un passo furioso verso la recluta e sulle prime Pavone temette che avesse
intenzione di colpirlo con lo scudiscio. Invece il doctor agguant Buccone per le pieghe di grasso del
collo e lo trascin davanti al palus pi vicino, scaricandogli addosso tutta la sua furia.
Questo non  un palo! Questo  il palus! Il tuo nemico giurato! Questo palus  il mercante che
ti ha fregato la fidanzata,  il padre che ti tramortiva a forza di calci quando tornavi a casa ubriaco
fradicio ogni sera. Imparerai a detestare il palus con ogni muscolo del tuo corpo, a disprezzarlo.
Scatena la tua rabbia contro di esso e il palus ti ricompenser dandoti abilit con la spada.
Calamo lasci andare Buccone spingendolo di nuovo verso la fila di reclute, poi si volt per
rivolgersi a tutto il gruppo.
A ognuno di voi verr assegnato un palus. Ci disegnerete sopra una faccia. Non la faccia della
fidanzata  o del fidanzatino nel tuo caso, Buccone  ma di qualcuno che odiate fino alla morte. E poi
colpirete di spada quella faccia ogni giorno finch non avrete imparato a canalizzare perfettamente la
rabbia. Buccone!
S, signore?.
Il doctor gli indic limpugnatura della spada. Vediamo cosa sei riuscito a imparare nella tua
miserabile piccola vita.
Il giovane si avvicin cautamente al primo palus disponibile, ai cui piedi era appoggiata una
spada di allenamento. Il silenzio era rotto solo dai tonfi di legno contro legno dei veterani che si
allenavano a coppie in fondo al cortile. Buccone non era esattamente quello che Pavone avrebbe
definito un gladiatore nato, ma aveva stazza e alcuni dei migliori gladiatori che aveva visto combattere
nellarena avevano addosso una ragionevole quantit di grasso. Era solo uno strato di carne in pi a
protezione degli organi vitali. Ne aveva anche visti un paio obesi. E forse anche Buccone sarebbe
riuscito a sorprenderlo, pens.
Muoviti!, gli ringhi contro Calamo con malcelato disprezzo. Non startene l a fissare
stordito la spada come se fosse un merdoso aristocratico. Raccoglila!.
Buccone afferr timidamente la spada. La spalla gli cedette per linaspettato peso. Riusc, poi, a
sollevarla, stringendola con entrambe le mani, e soffi per lo sforzo mentre la roteava verso lesterno
con un goffo movimento di taglio, invece che farsela passare sopra la testa, mirando in un punto basso
del palo. La punta sbatt debolmente contro il legno a circa quattro piedi dal terreno. Sembrava quasi
che fosse dispiaciuto di averlo colpito. Pavone trasal di fronte allocchiata disgustata di Calamo.
Di inferi!, esplose il doctor. Stai tentando di ammazzare un uomo, non di palparlo.
Strapp di nuovo la spada dalle mani di Buccone. Magari domani mi farai vedere come ci si veste e
come si combatte da greco.
Pavone osserv Buccone rientrare nella fila. Aveva laria mortificata. A quel punto il doctor
punt gli occhi sul resto del gruppo. Qualcuno vuole cimentarsi e dimostrare di saper fare meglio di
questa femminuccia?.
Nessuno rispose. Calamo fiss gli occhi glaciali su Pavone. Tu, ragazzo ricco! Porta qui il
culo!.
Latmosfera si fece tesa mentre Pavone avanzava e stringeva le dita della mano destra attorno
allimpugnatura. La spada di allenamento si rivel sorprendentemente pesante. Addirittura molto pi
pesante di una spada vera, pens Pavone. Si piazz davanti al palus, piedi divaricati e ben piantati a
terra, e fece un profondo respiro. Nel sollevare il peso, sent i muscoli del braccio tendersi
allinverosimile. Nello stesso respiro si sent bruciare il cuore di risentimento per tutta lumiliazione
inflitta alla sua famiglia da quando Claudio era salito al trono. Strinse la spada fino a farsi diventare
bianche le nocche. Dun tratto, il palus spar dalla sua vista e al suo posto Pavone vide la figura di
Ermete. Un incontrollabile impeto lo invase e il giovane abbass di colpo la spalla destra, torcendo il
busto e sbattendo larma contro il palus con tale forza che palo e spada vibrarono allunisono. Prosegu
quello stesso movimento, ritirando il braccio, inclinando il polso in modo da ritrovarsi con il pollice
perpendicolare al terreno, e colp di nuovo vicino allestremit superiore del palus, nel punto di un
collo immaginario. Il palus vibr ancora con uno scricchiolio. Fulmineo, Pavone lanci un terzo
attacco contro un punto pi basso, infilando la punta nella zona dellinguine. Calamo gli fece segno di
fermarsi. Il figlio del legato si allontan di un passo dal palo, i muscoli in fiamme, fissando con
sguardo glaciale le tre incisioni sul legno della misura di una moneta.
Rapido come il passaggio dellombra di una nuvola, sul ludus cal il silenzio. Con le vene
pulsanti, Pavone indietreggi di un paio di passi dal palus e lasci cadere a terra la spada.
Be, diciamo che non faceva proprio schifo, comment il doctor, serrando poi le labbra e
sforzandosi di non guardare Pavone. Bene, penso di aver visto abbastanza per oggi. Di sicuro grazie a
voi sogner con pi piacere il mio glorioso passato nellarena. Sparite adesso, ritornatevene negli
alloggiamenti. Riprenderemo domani allalba. I ritardatari allappello verranno puniti e avranno met
razione. Andate!.
...
.
...
Capitolo cinque.
...
.
...
Era ora, per la miseria!, sbott Buccone mentre un gruppo di sei guardie in armatura leggera
li scortava lungo il portico affacciato a est e poi allinterno di un buio corridoio. Da una stanza poco
oltre sulla sinistra, Pavone ud lo sfrigolio di carne arrostita su una griglia. Buccone si batt una mano
sulla pancia trepidante e disse radioso a Pavone: Non so te, ma io sto morendo di fame!.
Avvicinandosi allentrata della cucina, Buccone si lecc le labbra. Pavone sbirci allinterno e
osserv, affamato, alcuni schiavi che si affaccendavano attorno a un grosso trancio di maiale sospeso
su una griglia enorme. Si rifece gli occhi su ciotole di fichi dolci, funghi grigliati ricoperti di formaggio
fuso e una ricca variet di succulenta frutta in salamoia, disposta accuratamente su vassoi dargento
accanto a dolci grondanti di miele e grossi grappoli di uva appena colta. La pancia vuota borbott per la
fame.
Di, diamoci dentro, disse Buccone.
Fermo l. Una guardia afferr Buccone per una spalla. Dove credi di andare?
A mangiare, rispose Buccone, indicando la cucina. Dove dovrei andare secondo te
altrimenti?.
La guardia scoppi a ridere. Questa roba non  per gentaglia come te, gli rispose. Questa 
la cena per il lanista.
Per soffocare ogni eventuale protesta, la guardia li spinse bruscamente avanti, oltre la cucina,
per proseguire lungo il corridoio. Passarono davanti a unarmeria sorvegliata e protetta da un cancello
in ferro battuto. Alle pareti rilucevano armature e spade. Raggiunta una stanza buia e umida in fondo al
corridoio, le guardie li fecero fermare; accanto alla stanza, una rampa di scale conduceva alle celle al
secondo piano del ludus.
Qui mangiate voi. La guardia indic linterno della mensa con un gesto plateale,
sogghignando. Un pungente puzzo di letame fece sospettare a Pavone che la stanza doveva trovarsi non
troppo lontano dalle stalle. Sul pavimento era sparpagliato del pagliericcio dallaspetto fradicio e
marcescente che, era facilmente intuibile, era stato gi utilizzato nelle stesse stalle. Immancabili anche
degli scarafaggi che zampettavano lesti sul pavimento. Nellaria un ronzio di mosche. Le altre reclute si
fiondarono immediatamente verso il fondo della stanza, dove un cuoco mezzo sdentato vers loro
misere razioni di pastone appiccicoso di orzo in ciotole di argilla.
Di fronte a quella squallida scena, Pavone si sent stringere il cuore. Nella stanza cerano due
tavoli a cavalletto con una panca per lato, gi occupate dai veterani. Le reclute dovettero accontentarsi
di accucciarsi a terra. Molti sembrarono non farci per niente caso, indifferenti allodore pestilenziale e
agli insetti che iniziarono immediatamente a brulicargli sulle gambe. Pavone suppose che lapparente
familiarit con condizioni tanto spaventose potesse essere legata allessere cresciuti in schiavit.
Allappello di quella mattina era rimasto sorpreso nello scoprire che Buccone era il solo volontario. Dei
rimanenti compagni, diciotto erano schiavi fuggiti e ripresi e gli ultimi quattro dovevano scontare una
condanna per omicidio. Con le leggi introdotte da Augusto e poi inasprite dagli imperatori suoi
successori si era cercato di limitare il numero degli accessi volontari nelle scuole gladiatorie, e il fatto
che la maggior parte delle altre reclute provenisse da un ceto sociale pi basso del suo, trasmise a
Pavone un senso di ulteriore isolamento.
Il ricordo delle feste e dei banchetti organizzati al palazzo imperiale in onore di suo padre gli
provoc unimprovvisa fitta di malinconia. Tito aveva sempre ricevuto segni di grande rispetto da parte
dellimperatore Tiberio, predecessore di Caligola nonch lui stesso soldato di grande valore. Capitava
spesso che Tito e Tiberio si abbandonassero ai ricordi delle loro glorie passate sui campi di battaglia
sorseggiando dolcissimo mulsum fino a tarda sera, mentre Pavone giocava a fare il gladiatore con gli
altri bambini nei giardini del palazzo imperiale.
Tieni, disse Buccone, strappandolo alla sua fantasticheria a occhi aperti e porgendogli una
misera razione di pastone. Mangia, prima che ci pensi qualcun altro.
Con aria avvilita, Pavone guard la ciotola. Nella poltiglia si contorceva un verme che gli diede
il voltastomaco. Mi  passata la fame, rispose, riporgendo la ciotola a Buccone che accett,
scrollando le spalle.
Meglio per me. Doppia porzione per il vecchio Buccone.
Come pensano che possiamo vivere mangiando questa roba?, chiese tranquillamente Pavone.
Oh, non  poi cos male, sai, rispose Buccone tra un boccone avido e laltro. Tre pasti sicuri
al giorno, un letto in cui dormire e la possibilit di guadagnare qualche sesterzio. Non immagini quanti
a Roma sarebbero disposti a dare qualsiasi cosa per avere lo stesso trattamento.
Pavone alz le mani. Hai ragione, comment secco. Come mi vengono in mente certe idee?!
Dovrei ringraziare di essere stato buttato in un ludus e costretto a rompermi le ossa tutto il giorno,
nutrendomi di avanzi schifosi e condividendo la vita con una manica di criminali e altra feccia della
societ.
Buccone sembr ferito da quelle parole. Pavone gli ammicc, aggiungendo: Presenti esclusi,
naturalmente.
Be, dovresti cercare di farci labitudine. Il giovane fin di ripulire la ciotola e soffoc un
rutto. Gurges ha fama di essere un bastardo della peggior specie. Sgarra una sola volta e ti ritroverai
nellarena da crocifisso invece che per combattere.
Riflettendo sulla conversazione avuta con il lanista, Pavone rimase silenzioso. Gurges aveva
alluso al fatto che sarebbe anche potuto riuscire a fargli affrontare Ermete nellarena se lui fosse uscito
vittorioso da duelli contro avversari meno forti. Mentre, a mente, recitava una preghiera agli di perch
lo facessero vivere abbastanza a lungo da poter affrontare Ermete, Pavone fu colto da un pensiero
sinistro: il suo pi grande timore non era morire nellarena, ma morire prima di avere avuto la
possibilit di vendicarsi.
Almeno tu sai usare una spada, disse Buccone. Lhai sentito il doctor, io sono totalmente
negato. Ho labilit di un lebbroso.
E allora perch hai deciso di venire nel ludus? Possibile non avessi altri modi per saldare i
debiti di gioco?.
E quale?!, brontol stizzito Buccone. Diecimila sesterzi potrebbero non sembrare una cos
grossa cifra per uno del tuo ceto, ma, credimi, sono un sacco di soldi per uno come me. Un soldato
impiegherebbe dodici anni tondi tondi di servizio per ripagarli. E io non faccio il soldato, non ho la
testa per i numeri e nemmeno lintenzione di fare il raccoglitore di urina per guadagnarmi da vivere,
prosegu, riferendosi ai fullones che raccoglievano i vasi pieni di urina utilizzata poi per sbiancare le
toghe. E oltretutto, ho pure una moglie e due bambini a Ostia, per cui ho anche le loro bocche da
sfamare. Come vedi non  che avessi chiss quali opzioni, non trovi?
Mi dispiace, non volevo giudicarti.
Buccone sospir. Fa nulla. Non  per colpa tua se sono qui, giusto?
Quanti anni hanno i tuoi figli?
Papiro ne ha sette, Salonio quattro. Buccone tenne lo sguardo malinconico fisso sulla ciotola
vuota, perso nei suoi pensieri. Sono bravi bambini. Il piccoletto dice che da grande vuole fare il
soldato, dice che vuole conquistare la Britannia tutto da solo.
Anchio ho un figlio, disse Pavone. O almeno lo avevo, aggiungendo poi a mezza bocca.
Prosegu velocemente prima che Buccone potesse fargli domande su Appio e riaprire una ferita ancora
dolorante. Deve essere dura per loro vedere il proprio pap in una scuola di gladiatori.
Be, immagino che non ci rester per molto, rispose Buccone con aria quasi indifferente.
Cosa?. Pavone sgran gli occhi, sorpreso. Mi spiace fartelo notare, Buccone, ma ci vorr
parecchio tempo prima che tu riesca a mettere via denaro sufficiente a saldare i tuoi debiti. E anche
considerando il premio di ingaggio, ti mancano ancora seimila sesterzi.
Buccone si diede dei colpetti furtivi sul lato del naso e, abbassando la voce, disse: Detto tra
noi, ho un piano per rimediare molto prima del tempo.
Che intendi?, gli chiese Pavone, perplesso e incuriosito.
Buccone gli si accost, stirando le guance flosce in un ghigno sciatto. Ho un amico di fuori,
disse. Lui far scommesse sui combattimenti. Parecchi soldi. Quanto a me, gli passer informazioni
sulla forma fisica e labilit dei gladiatori qui nel ludus. Chi rimane ferito, allenamento, roba del genere
insomma. Credimi, Pavone, ci far un bel malloppo. E con un po di fortuna riuscir a uscire di qui
prima della fine dellanno, vedrai.
E se ti scoprono? gli chiese Pavone.
Nessuno mi scoprir. E non guardarmi in quel modo! Onestamente: pensi che potrei mai uscire
dal ludus tutto dun pezzo? Guarda la stazza di alcuni dei veterani. Sono delle bestie feroci! E io che
possibilit avrei contro uno qualsiasi di loro? In questo modo, invece, posso fare abbastanza soldi per
saldare i debiti e riscattare il contratto con il vecchio Gurges. Penso sia molto meglio che morire
dissanguato in qualche arena dimenticata dagli di.
Pavone stava per ribattere, ma fu interrotto da un urlo del doctor che ordinava a tutte le reclute
di rientrare nelle cellette. Buccone si alz controvoglia. Gli altri iniziarono a uscire in fila dalla mensa.
Pavone rimase ancora un istante seduto a terra. Aveva bisogno di un momento di pace solo per s, per
promettere solennemente a se stesso di andare fino in fondo qualunque fosse stato il costo. Non si
sarebbe fermato prima di aver visto Ermete in fin di vita. Niente e nessuno sarebbe riuscito a mettergli i
bastoni tra le ruote. Riapr gli occhi e si alz, rendendosi conto di essere gi solo. Si volt verso il
corridoio e not qualcuno che gli bloccava il passo.
Vai da qualche parte?, gli bisbigli Amadoco.
Pavone si blocc quando la fiamma di una lampada al muro rischiar la faccia del veterano. A
vederlo cos da vicino, con quel grosso naso bitorzoluto e le orecchie a cavolfiore, Amadoco aveva
tutto laspetto di uno che ne aveva fatti parecchi, di combattimenti. Torreggiava davanti a Pavone con
uno scintillio negli occhi. Al giovane sembr di scorgere la presenza di altri tre veterani alle sue spalle.
Il trace rimase impalato mentre gli altri si aprivano a circolo attorno a Pavone, respirando
rumorosamente dalle narici.
Lasciami passare, disse Pavone.
Amadoco non si mosse. Pavone sentiva il respiro pesante degli altri tre dietro di s. Dicono
che sei figlio di un legato. Un tribuno militare. Puah!. Amadoco gli punt gli occhi fiammanti
addosso. Io odio voi Romani e pi di tutti odio i soldati romani.
Pavone si guard attorno. La mensa era vuota. Gli altri gladiatori e gli inservienti erano tutti
andati via. Non cera nessuno che potesse aiutarlo.
Ti ho visto oggi al palus, romano, e ti dico che c solo una cosa peggiore di un soldato
romano. Qualche idea su cosa possa essere?
No, rispose Pavone, scrollando le spalle e notando che Amadoco aveva la mano destra chiusa
a pugno. Il gigante fece un passo indietro e ghign agli altri tre.
Ehi, ragazzi, dice che non lo sa, disse ai complici che nel frattempo si erano di nuovo
raggruppati dietro le sue larghe spalle. Scoppiarono tutti in una greve risata, fissando Pavone che
allungava il collo per tentare di vedere se ci fossero guardie in vista. Anche loro erano sparite e il
giovane ebbe il terribile sospetto che avessero abbandonato la postazione di proposito.
Un soldato romano che vuole mettersi in mostra, ecco cos, prosegu Amadoco, fissandolo
torvo. Solo perch sei capace di dare due colpi fatti bene a un pezzo di legno non pensare di essere un
gladiatore. Il titolo te lo devi guadagnare col sangue. Il veterano sollev il polso sinistro e mostr una
G di colore rossastro sulla pelle, il marchio della casa di Gurges. Pavone aveva notato che tutti i
veterani avevano la stessa marchiatura; aveva sentito dire da unaltra recluta che era un onore concesso
solo ai gladiatori che, trionfando nellarena, da tirones si guadagnavano il titolo di veterani.
Il giovane non disse nulla. Amadoco ridacchi, portandosi una mano al lato dellorecchio,
rivolgendolo poi verso la recluta.
Che c romano? Qualcosa da dire?.
Pavone continu a tacere.
Proprio come pensavo. Il trace gli si avvicin, facendo schioccare la lingua. Una zaffata di
alito pestilenziale colp il giovane in piena faccia. Un merdoso codardo, come il tuo vecchio.
In fondo allo stomaco Pavone sent unesplosione di furia e gli sput dritto in faccia,
centrandolo sulla fronte. Il denso scaracchio inizi a scivolare lentamente sul naso nello spazio tra gli
occhi. Amadoco rimase stupito per qualche istante. Poi indietreggi di un passo, i muscoli palpitanti di
rabbia mentre si ripuliva lo sputo dalla faccia e lo osservava nel palmo della mano. Aveva gli occhi
sgranati e la fronte corrugata, come se non riuscisse a credere a ci che era appena accaduto.
Poi arriv il gancio allo stomaco. Pavone si pieg in due per il dolore e ricadde in avanti;
Amadoco lo agguant per la collottola della tunica e gli moll una ginocchiata dritta in faccia,
colpendolo con la rotula sul dorso del naso. Il colpo gli vibr dolorosamente in testa facendogli perdere
lequilibrio. Pavone cadde a terra e una raffica di calci al petto e allo stomaco lo lasciarono
definitivamente svuotato e senza respiro. Rotol sulla pancia, raggomitolandosi per proteggersi
dallininterrotta raffica di colpi. Ogni volta che tentava di rimettersi in piedi, un nuovo colpo ai reni lo
abbatteva con la violenza di un martello. Il pagliericcio del pavimento gli si era appiccicato sulla faccia.
Le narici erano offese dallodore pungente di urina e sudore.
Sputami ancora addosso, avanti!. Amadoco era furibondo, il sangue gli pulsava alle tempie.
Te le insegno io le buone maniere, piccolo stronzo!.
Pavone tent di strisciare via dal trace e dagli altri veterani, la faccia e le mani sporche, il sapore
salato del sangue in bocca. Riusc a trascinarsi fino alla parete di fondo della mensa, verso i tavoli e i
pentoloni ancora colmi di pastone di orzo. Poi allimprovviso un piede gli schiacci una mano,
facendola scricchiolare. Pavone chiuse gli occhi per il dolore. Il piede continu a stritolargli le dita
come se stesse pigiando grappoli di uva in un tino. Poi dun tratto il piede si stacc, liberandogli la
mano, ma Pavone si sent sollevare da terra e scagliare in avanti. Si schiant di testa contro un mucchio
di pentole, padelle e ciotole di terracotta facendo un gran fracasso. Lurto gli rimbomb in testa, e al di
sopra del frastuono che gli saturava le orecchie riusc comunque a distinguere vagamente il rumore dei
passi di Amadoco che gli si avvicinava. Afferr lesto una pentola di bronzo vuota e, in un solo
movimento, rotol sul fianco destro e la sbatt contro Amadoco nellesatto istante in cui il veterano si
abbassava per agguantarlo. Il trace grugn quando il tegame lo invest sul lato della testa con un tonfo
vuoto. Barcoll indietro, stordito e scioccato. Scosse la testa per riaversi e si volt verso i compagni che
lo fissavano increduli.
Prendetelo, cazzo!.
Gli altri tre uomini partirono allattacco. Il primo a raggiungerlo fu quello di mezzo, un uomo
enorme con una barba fitta. Part con un gancio che Pavone schiv perfettamente e mentre il braccio
delluomo, per lo slancio, gli passava sopra la testa, il romano gli moll una testata in mezzo al torso. Il
veterano grugn e barcoll indietro. I compagni si fecero da parte e luomo inciamp contro una panca,
rovinando a terra in un gran fracasso e mandando in mille pezzi coppe e ciotole. Il compagno alla sua
destra, un tipo scarno e spigoloso con qualche dente mancate sul davanti, si volt e abbranc Pavone da
dietro, agganciandolo con un braccio ossuto attorno al collo e schiacciandogli laltra mano contro la
fronte, mentre il terzo, un vero e proprio bestione, una buona testa pi alto degli altri, si preparava a
scaricargli un pugno contro lo stomaco.
Pavone, per, fu pi veloce e riusc a mollargli un calcio, piegando la gamba al ginocchio e
mirando al busto dellenergumeno. Luomo esplose in un urlo stridulo quando la suola del calzare lo
invest allo stomaco, facendogli sputar fuori tutta laria che aveva nei polmoni e rendendolo paonazzo.
Pavone scosse le spalle per cercare di staccarsi di dosso laltro veterano che gli teneva bloccata la testa,
ma la presa delluomo si rivel sorprendentemente resistente, a dispetto del fisico ossuto. Allora inizi
a spingere allindietro, nel tentativo di accumulare slancio sulle gambe e sbattere lassalitore contro il
muro della mensa. Allo schianto, ud uno scricchiolio alle spalle e unemissione esplosiva di aria.
Ciononostante luomo non moll la presa. Con la morsa del braccio attorno al collo che gli impediva di
respirare, Pavone si rese conto che stava lentamente perdendo i sensi. Davanti a lui, laltro orso di
veterano nel frattempo si era riavuto dal brutale calcio allo stomaco e aveva ripreso ad avanzare verso
di lui.
Adesso ti faccio pentire di quello che hai fatto, stronzo.
A quel punto Pavone scorse vagamente un movimento alle spalle dellenergumeno.
Basta cos! url qualcuno. Amadoco e i suoi compari si voltarono e videro Gurges in piedi
nel corridoio; al suo fianco, un esasperato Calamo e una terza persona che Pavone sulle prime non
riconobbe. Era un uomo di grossa stazza, leggermente pi basso del doctor, con indosso una tunica
semplice con un paio di sandali di cuoio e un mantello rosso, tipico abbigliamento da ufficiale fuori
servizio, pens ripulendosi il sangue dalla bocca e fissando diffidente il lanista.
Che sta succedendo qui?, chiese Calamo, furibondo, puntando gli occhi contro Amadoco.
Tu. Che ci fai fuori dalla cella a questora della notte? Giustificati.
Amadoco abbass gli occhi con deferenza. Signore. Mi dispiace. Torse il collo verso Pavone
e aggiunse: Questa recluta stava facendo chiasso.
 cos Pavone?, chiese il doctor voltandosi verso di lui.
No!, rispose questultimo. Io non ho....
Lascia stare, lo interruppe Gurges. Punt un dito contro Amadoco e gli altri tre veterani,
lanciandogli unultima occhiata fulminante. Calamo, riporta questi uomini nelle celle. Di loro mi
occuper pi tardi. Adesso io e Pavone abbiamo una questione urgente da discutere.
S, signore, rispose il doctor, prima di scortare via i quattro veterani, uno dietro laltro.
Amadoco fu lultimo a uscire: nel varcare la soglia, si volt e lanci uno sguardo truce a Pavone, che si
sent percorrere la schiena da un brivido gelido di paura al pensiero di essersi inimicato il trace e i suoi
scagnozzi. Peggio di cos non poteva andargli, pens.
In quel momento luomo in abiti militari avanz, spuntando dallombra. Pavone lo esamin. Era
brizzolato e aveva il tipico aspetto del veterano indurito dalla guerra, con cicatrici a dimostrazione delle
tante battaglie combattute; ciononostante gli occhi delluomo dicevano che non doveva aver superato la
trentina. Da tribuno al servizio nella Sesta, Pavone aveva conosciuto decine di altri soldati come quello
che aveva davanti: ufficiali di carriera, uomini che appena diciottenni  se non addirittura ancor pi
giovani, mentendo sullet per potersi arruolare  avevano impegnato la propria vita firmando un
documento di ferma definitivo; uomini che del versare sangue per Roma nei pi remoti angoli
dellimpero avevano fatto una professione. Una causa in cui Pavone stesso tanto tempo prima aveva
fermamente creduto. Finch Roma non gli aveva affondato i denti nel collo.
Sembra proprio che tu debba rimanere qui molto meno di quanto io avessi sperato, disse
Gurges, selezionando con estrema cura le parole e tenendo sempre la coda dellocchio verso laltro
uomo. Pavone ebbe limpressione di avvertire una traccia di rancore nella voce del lanista.
Di cosa stai parlando?, gli chiese allora, appena sussurrando. In lontananza udiva le urla di
Amadoco e degli altri veterani che venivano spinti in malo modo nei cubicoli.
Gurges arricci le labbra ed esit un istante, indicando la pergamena che teneva in mano. Poi
continu: Questuomo  un soldato, Pavone.  stato inviato da Roma addirittura per ordine imperiale.
Dovrai combattere contro il barbaro Britomaris. Combattimento allultimo sangue.
Pavone continu a fissare impassibile il militare. Il nome Britomaris gli era noto: quella mattina
stessa, durante lallenamento, le reclute ne avevano parlato come delluomo che aveva sconfitto
Capitone. Nel ludus era circolata la voce che questo Britomaris mangiasse bambini a colazione, che
fosse nato nellOltretomba e che la sua virilit fosse in grado di spaccare in due una vestale.
Da quanto ho capito, il combattimento avr luogo nel Foro di Cesare a Roma. Un luogo di
grande effetto, aggiunse Gurges, strappando Pavone da quel momento di distrazione. Poi il lanista
torn a guardare cupo il soldato.  un vero peccato che non avremo occasione di vederti in azione qui
a Paestum, per il tuo e per il mio interesse.
Il soldato si schiar la voce. Se posso..., esord poi in tono aspro. Gurges annu quasi annoiato
e il soldato si volt verso Pavone. Mi chiamo Lucio Cornelio Macrone. Sono un optio della Seconda
legione. Sono stato mandato qui per allenarti per il combattimento.
Chi ti ha mandato?.
Macrone serr le labbra, poi rispose:  stato Marco Antonio Pallade a firmare lordine di
proprio pugno.
Pavone scoppi a ridere. Per cui  come se lavesse firmato limperatore in persona.
Diciamo che  pi o meno cos. Macrone studi lespressione della giovane recluta. Il nome
ti  forse familiare?
Diciamo che  pi o meno cos, rispose Pavone, improvvisamente di umore pi leggero.
Pallade  luomo che ha convinto limperatore a condannare a morte mio padre nellarena. Mi  stato
riferito che Claudio aveva intenzione di risparmiargli la vita finch quel leccaculo di un greco non lha
convinto a fare diversamente. E poi delega lassistente a eseguire.
Murena, mormor Macrone.
Proprio lui, annu Pavone. Pappa e ciccia, quei due.
Non me ne parlare, tagli corto Macrone, conscio di quanto fosse politicamente pericoloso
criticare lentourage imperiale in presenza del lanista. Macrone non considerava Gurges una personcina
di cui fidarsi tanto facilmente. Ma basta chiacchiere. Mettiamoci al lavoro. Come vedi ho gi messo in
chiaro la cosa con il tuo lanista. Da quello che mi  stato riferito, sei un guerriero nato e ci sai fare con
la spada, per cui il caso non  del tutto disperato.
Gurges diede un colpetto di tosse. Macrone si volt di scatto a guardarlo.
In merito al mio compenso, inizi cautamente il lanista. Questo  un bellesemplare di
giovane e non ho intenzione di cederlo per meno del prezzo corrente.
Da sotto la tunica Macrone estrasse una sacchetta piena di monete e la lanci al lanista, che
lagguant a mani aperte, leccandosi le labbra nellispezionarne il contenuto.
Penso che possa essere considerato un assai adeguato livello di compensazione, comment
poi avidamente. E presumo anche che tu debba soggiornare qui nella mia casa con noi, optio?
Vorrai scherzare?!, rispose Macrone. Mi trover un letto caldo in qualche accogliente
locanda in citt. Scorse uno scarafaggio che scorrazzava sul pavimento. Anche se... forse addirittura
un giaciglio di merda sarebbe meglio di questa che chiami casa.
Gurges grugn risentito e si volt per andarsene. Macrone lo guard allontanarsi e poi osserv
perplesso e preoccupato le stoviglie in frantumi a terra. Squadr Pavone e lespressione che
questultimo vide negli occhi del soldato gli sugger che Macrone non approvava quello che vedeva.
 stato un viaggio lungo e faticoso, disse alla fine. Iniziamo domani mattina allalba. Prega
di saperci fare veramente meglio con la spada che con i pugni, ragazzo. Per il bene di tutti e due.
...
.
...
Capitolo sei.
...
.
...
Il mattino seguente, come annunciato, Macrone attendeva Pavone per lallenamento nel ludus.
Loptio fiss lo sguardo dacciaio sulla giovane recluta mentre questi gli si avvicinava dal portico
orientale. Per colazione, i gladiatori avevano ricevuto, direttamente nei rispettivi cubicoli, un tozzo di
pane raffermo con un bicchiere di vino inacidito. Buccone e le altre reclute ripresero poi lallenamento
ai pali nei pressi della meridiana al centro del piazzale, mentre Amadoco e i veterani si esercitarono nel
combattimento a coppie sul versante opposto. Esattamente di fronte era stato predisposto un palus
singolo come espressamente richiesto da Macrone. Ai piedi delloptio erano stati appoggiati un paio di
sacche di pelle di maiale e un completo da legionario con armatura, elmo, corazza, cintura di bronzo,
scudo e furca da marcia. Il lanista assisteva dallalto del balcone, osservando concentrato Macrone.
Non sembrava affatto contento della prospettiva di un soldato che allenava una recluta nel suo ludus.
Cera il rischio che Macrone potesse far apparire Calamo inadeguato al confronto, suppose Pavone, e in
un ludus lautorit del doctor doveva essere inattaccabile. Il giovane cerc di cancellare ogni altro
pensiero dalla mente e si avvicin allufficiale con una spiacevole sensazione di nausea allidea di
dover affrontare Britomaris.
Sei in ritardo, si lagn Macrone, indicando i raggi del sole che spuntavano oltre il tetto di
tegole.
Mi dispiace, rispose Pavone.
Mi dispiace, signore, lo corresse Macrone.
Pavone lo guard irritato. Dimentichi a chi stai parlando, optio. Tu sei solo un addestratore, io
un tribuno militare, vice comandante della Sesta legione. Cerca di rivolgerti a me come si deve, la
prossima volta.
E tu dimentichi che ti trovi in un cazzo di ludus, gli tuon di rimando Macrone, la faccia
incupita e il sangue che gli pulsava alle tempie. Non sei pi un tribuno e francamente non mi fa n
caldo n freddo sentire un borioso ex tribuno privilegiato che si rivolge con arroganza al nuovo eroe di
Roma.
Eroe?.
Macrone annu secco. Esatto, decorato dallimperatore in persona.
Pavone si affond le unghie nel palmo delle mani e serr le labbra. Per quanto detestasse
ammetterlo, Macrone aveva ragione. Era lui a comandare. Con autorizzazione imperiale. Pavone era
stato spogliato dei suoi diritti e condannato allarena. Secondo le rigide consuetudini sociali di Roma,
in quel momento lui non valeva pi di un qualsiasi comune schiavo.
Metti di nuovo in discussione la mia autorit e ti faccio flagellare da Calamo. Ci siamo
capiti?
S, signore, rispose Pavone a denti stretti.
Macrone era di pessimo umore. Lunica locanda con camere disponibili che era riuscito a
trovare la sera prima a ora tarda era stata la Capra sbronza, una bettola puzzolente alla periferia di
Paestum. Il vino sapeva di piscio di asino e il conto era da mettersi a piangere. Aveva dormito su un
materasso di pagliericcio scomodissimo ed era stato svegliato dalla moglie del locandiere con un calcio
unora prima dellalba. Si era messo in marcia verso il ludus con gli occhi ancora appannati dal sonno e
affamato come un lupo per poi scoprirsi, con suo grande stupore, quasi rammaricato di essere stato
decorato. Quello che doveva essere il momento di maggior orgoglio della sua vita, in un istante si era
trasformato in un incubo. Non solamente gli rimaneva pochissimo tempo prezioso prima del
combattimento, ma in pi il suo allievo era anche un ragazzino strafottente.
Macrone si avvicin a Pavone. Lo squadr da testa a piedi come solitamente un ufficiale
istruttore ispeziona i propri uomini in riga.
Hai la faccia ricoperta di lividi, disse. Ti do un consiglio, Pavone. La prossima volta che ti
fai una scazzottata con qualcuno pi grosso di te, impara a bloccare i colpi. Macrone scorse la mano
destra della recluta e la indic. Per Plutone, cosa hai fatto l?.
Pavone guard in basso. Aveva le dita gonfie, due volte pi grosse del normale, e il palmo
livido. Non aveva fatto troppo caso alla ferita, la sera prima. Si era coricato con la mente che gli
frullava allimpazzata allidea di dover salvare la reputazione proprio delluomo che aveva ordinato a
suo padre di combattere nellarena. Al risveglio, aveva subito sentito un dolore debole che gli risaliva
sullavambraccio e a colazione a malapena era riuscito a flettere le dita.
 stato quel verme di Amadoco, rispose ringhiando. Ieri sera, quando mi ha messo
allangolo nella mensa. Adesso non riesco a tenere in mano una spada, grazie a quel bastardo.
Macrone scosse la testa. Non ti preoccupare, non userai molto la spada.
Non penso di seguirti..., rispose Pavone.
Macrone sfoder un ghigno. Non combatterai come un gladiatore, ragazzo. Ci ha gi provato
Capitone e sai bene da solo come  andata. Scazzottare con il barbaro  un suicidio. Sei destinato a
fallire.
Pavone sbuff. Stai dando per scontato che io accetti di affrontare Britomaris.
Non hai scelta, rispose Macrone. Adesso sei un gladiatore in addestramento, non un
cittadino comune.
Potrei perdere contro Britomaris e cos scaricare altra vergogna sullimperatore. Sono
comunque condannato a morire in questo maledetto ludus. Non ho nulla da perdere nel lasciare che
Britomaris mi uccida. La mia vecchia vita non esiste pi, mi  stata portata via.
E qui ti sbagli, ribatt loptio, inginocchiandosi a raccogliere un pugno di sabbia. Incroci lo
sguardo della recluta. Tu hai qualcosa da perdere.
Pavone inclin leggermente la testa e chiese: Cosa vorresti dire?
Hai un figlio, giusto?
Appio, annu Pavone. Ha un anno, sua madre  morta partorendolo. Sono stati mio padre
Tito e mia madre Drusilla a crescerlo. Finch non li hanno uccisi.
Ho buone notizie per te. Insomma, sia buone che cattive, disse Macrone, valutando un
pensiero in testa. Appio  vivo. Lo tengono al palazzo imperiale. Vinci e limperatore ha promesso di
lasciarlo libero.
Per la rabbia e lo stupore Pavone perse sensibilit ai muscoli. Una scossa di gelido terrore gli
attanagli la testa. Suo figlio era vivo, dunque. Alla merc di quella serpe di Pallade e del suo tirapiedi
Murena. Diede un calcio contro il palus ed esplose in un boato di rabbia. Macrone indietreggi di un
passo.
C forse un limite alla crudelt di Pallade?, gemette Pavone addolorato. Prima mi toglie
mio padre. Poi imprigiona il mio unico figlioletto prima di gettare me come un pezzo di carne in pasto
a un leone.
Macrone osserv Pavone lottare contro la propria rabbia senza dire una sola parola. Domarlo
sarebbe stato un lavoro duro, pens. Pavone camminava su e gi per il ludus in preda alla furia, pugni
stretti, tremando per la tensione dei muscoli, chiuso in una morsa di rabbia incontenibile. Poi si ferm,
fece un profondo respiro e guard Macrone.
Daccordo, disse. Affronter Britomaris, ma non mi servono consigli da un semplice optio.
Me la cavo bene con la spada. Sono in grado di battere il barbaro da solo. Tornatene da dove sei
venuto.
Macrone inspir spazientito e incroci le braccia sul petto possente. Hai mai visto Britomaris
combattere?
No... signore, rispose Pavone, esitante.
Be, io invece s e posso dirti un paio di cosette sul nostro barbaro amico. Primo:  grosso,
molto pi grosso di te. Secondo:  dannatamente forte, come tutti i barbari. Crescono in un mondo
crudele, come mostri, ignorando totalmente i piccoli lussi della vita. Potresti anche essere Ercole in
persona con la spada, ma non varrebbe a niente. Riuscirebbe comunque a metterti a terra con un
soffio.
Pavone si sgonfi visibilmente. Prendendo sempre pi coscienza dellinquietante portata del
compito che lo attendeva, inizi a sentire il nodo gelido della paura in fondo allo stomaco. Era stato
presuntuoso sulle sue possibilit di battere Ermete in combattimento, forse anche troppo presuntuoso,
riflett tra s e s. Adesso che era costretto a confrontarsi con la realt di un vero combattimento
allultimo sangue, sentiva che la fiducia in s lo stava rapidamente abbandonando.
Coraggio, gli disse Macrone, dandogli una pacca sulla schiena. Combatterai di fronte
allimperatore, per la gloria di Roma, sotto gli occhi di migliaia di spettatori. I combattimenti non
arrivano mai a numeri cos grandi e questo  anche il tuo primo scontro, per cui ritieniti fortunato,
coglione. Dovresti baciare il culo della dea Fortuna.
Hai unidea perversa della fortuna, ribatt Pavone, sminuendo le parole di Macrone.
Sto solo cercando metterti un po di fuoco in pancia, disse Macrone, scocciato per la natura
assai spinosa del suo allievo. Senti,  inutile stare qui a rodersi e ad affliggersi: se vai nellarena con
questatteggiamento, non hai scampo.
Pavone scroll le spalle mentre il sole saliva, ingrandendosi da dietro lorizzonte.
Non mi merito questo, disse, distogliendo lo sguardo da Macrone. Niente di tutto ci che 
successo a me e alla mia famiglia. Prima mio padre. Adesso io. E hanno anche imprigionato mio figlio
Appio. Quante altre sofferenze vuole infliggermi quel bastardo di Pallade? Non  giusto.
Stronzate!, gli ringhi contro Macrone con tale livore da far risalire a Pavone una scossa
lungo la spina dorsale. Questa  Roma, ragazzo. Non esiste nulla di ci che tu chiami giustizia e anche
un ragazzo con i tuoi natali deve imparare a farsene una ragione. E s, so tutto sulle rogne della tua
famiglia, mi dispiace di quello che  accaduto a Tito, lo rispettavano tutti, anche noi della Seconda
legione che storciamo il naso per qualsiasi cosa. Tutto questo, per, appartiene al passato, ragazzo.
Adesso devi concentrarti su Britomaris.
Pavone chiuse gli occhi e sospir.
Sai come  morto mio padre?, chiese a Macrone, mantenendo gli occhi chiusi, quasi tentando
di trovare un po di pace nelloscurit. Quel verme di Murena ti ha raccontato come Roma ha trattato
un uomo che ha sacrificato tutto per il bene della citt, optio?.
Macrone si schiar la voce. Mi ha detto che Ermete ha ucciso tuo padre nellarena.
Uccidere  un eufemismo, mormor Pavone. Ermete lha sgozzato come un maiale. Gli ha
mozzato la testa e quando ha finito, Claudio ha fatto trascinare il corpo di mio padre fuori dallarena
attaccato a un arpione e lha fatto buttare per strada, come se fosse un ladro qualunque.
Macrone si schiar di nuovo la voce, ma non disse nulla. Tra i due si lev un muro di
imbarazzante silenzio. In un angolo del terreno di allenamento, Pavone scorse Amadoco appoggiarsi
contro un palus e stringerlo con le mani mentre Calamo lo colpiva ripetutamente alla schiena con il
corto scudiscio. Gli altri veterani osservavano impassibili, facendogli intuire che quella brutalit era
ordinaria amministrazione. Amadoco lanci unocchiata verso Pavone e sussult quando Calamo lo
sferz di nuovo, facendolo sanguinare. Poi ghign verso la recluta. Pavone deglut e si volt verso
Macrone.
Mi  stato tolto tutto, optio. La mia vecchia vita non esiste pi, ma c ancora una cosa che
voglio fare prima di morire: avere la possibilit di affrontare Ermete nellarena. Distolse di scatto lo
sguardo da Macrone. Non ho niente contro questo Britomaris e se rende insonni le notti di Pallade e
Murena, tanto meglio. Non capisco perch dovrei aiutare quei due viscidi Greci.
Fanculo Pallade, fanculo Murena. Fallo per te stesso e per tuo figlio.
Pavone non rispose, ma Macrone ebbe limpressione di cogliere un cedimento nella posizione
ostile del giovane. Gli si avvicin e gli strinse una spalla.
Qualunque cosa pensi, non abbiamo tempo da perdere in chiacchiere.
Pavone arretr di un passo fissando Macrone. Che intendi dire?.
A palazzo non hanno pazienza, rispose loptio. Limperatore vuole vedere Britomaris
sconfitto prima della fine del mese. Poi sollev una mano per bloccare la protesta del giovane.
Adesso so cosa stai pensando. Normalmente ci vogliono almeno sei mesi per preparare un gladiatore a
un combattimento nellarena, anche solo per affrontare un egiziano con le ascelle depilate e una spada
smussata in mano, figuriamoci un pericoloso barbaro come Britomaris. Ciononostante, il dado  tratto.
Tra laltro, tu hai talento, da quanto mi  stato riferito dal doctor. Possiamo saltare a pi pari le basi e
concentrarci sulla strategia migliore per sconfiggere Britomaris. N pi n meno di quando decidevi le
tattiche per una battaglia. Per cui, direi di puntare su questo, sei daccordo?.
Pavone rimase in silenzio mentre Macrone valutava il giovane allievo. Questi non aveva certo il
fisico del gladiatore, somigliava pi a un contabile al quale anche solo una folata di vento avrebbe
potuto rompere le ossa. Nello contempo, per, Macrone era certo di individuare un piccola parte di
acciaio dentro quel giovane che tanto gli ricordava se stesso allepoca in cui era solo una semplice
recluta. Ripens a come laveva trattato rudemente Bestia, il leggendario istruttore della legione. Non
ricordava, per, di essere stato ostico quanto Pavone dimostrava invece di essere; n, doveva
ammettere, gli era mai capitato di essere buttato in un ludus con la consapevolezza che presto sarebbe
morto.
Allora disse: Concedo che limperatore possa non piacerti....
Di nuovo un eufemismo, lo interruppe Pavone.
Ma faresti anche bene a ricordare che non  solo il tuo collo a rischiare, ma anche il mio.
Che vuoi dire?.
Macrone fiss il cielo terso del mattino. Il nostro buon amico Murena ha fatto una nemmeno
tanto sottile allusione alleventualit che se tu perdessi, io sarei ritenuto altrettanto responsabile.
Pavone ebbe un picco di senso di colpa. Mi dispiace che ti abbiano coinvolto in tutto questo,
signore.
Siamo nella stessa situazione, tutti e due, ma con il tuo dispiacere non andiamo da nessuna
parte. Lunico modo per uscirne  dare una bella lezione a questo Britomaris, fino a metterlo in
ginocchio, con le budella tra le mani che implora una morte rapida.
Pavone abbass uno sguardo afflitto a terra. Tre settimane: solo questo gli rimaneva prima di
affrontare Britomaris, il barbaro che aveva sbaragliato i migliori gladiatori della scuola imperiale con
una facilit da guerriero consumato.
Se vinci, prosegu Macrone, sarai un eroe, come me, e si batt un pugno contro il petto con
indissimulato orgoglio. Roma non ama uccidere i propri eroi, non se  evitabile, almeno. Batti
Britomaris e il tuo nome sar scritto sui muri di ogni locanda dellimpero e avrai denaro, donne e
fama, contando ogni premio sulla punta delle dita, uno a uno. E sai una cosa? Vincendo farai pure
incazzare Ermete come una bestia.
Pavone lo guard. Ne sei proprio sicuro?.
Ovvio che s!, grugn Macrone di rimando, infervorandosi. Ermete pu anche essere una
leggenda, ma alla fine dei conti non  altro che un coglione in cerca di gloria come ogni altro
gladiatore. Vinci e lui ti vedr come una minaccia al suo status. E a quel punto sarai a tanto cos dalla
tua resa dei conti.
Pavone si allontan di qualche passo, puntando gli occhi verso il porticato. Dal balcone, Gurges
era sceso sul terreno di allentamento dove i veterani gli si erano stretti attorno a semicerchio. In quel
momento stava agitando una mano in direzione della schiena dilaniata di Amadoco, lanciando
avvertimenti agli altri. Pavone non riusciva a capire quali parole dicesse esattamente, ma non gli sfugg
lessenza del messaggio: chiunque avesse sgarrato, avrebbe avuto il medesimo trattamento. Almeno
non dovr preoccuparmi di venir attaccato di nuovo nella mensa, pens.
Battere Britomaris  il miglior modo per rendere onore al nome di tuo padre, aggiunse
Macrone.
Pavone scoppi in una risata nervosa. Facile da dire, per te. Non sei tu che devi combatterci. E
con una mano fuori uso, per giunta.
Macrone rispose con un ghigno che la diceva lunga. Ho un piano segreto.
...
.
...
Capitolo sette.
...
.
...
Avanti, lo esort Pavone, pensando che Macrone si stava dimostrando esageratamente
compiaciuto di se stesso. Sentiamo questo piano.
Britomaris ha un punto debole, dichiar secco Macrone.
E quale sarebbe?.
Controllando a destra e a sinistra con la coda dellocchio, Macrone si sporse verso il ragazzo
come a volergli sussurrare in un orecchio. La resistenza fisica, bisbigli con un filo di voce. Zero.
Meraviglioso, rispose Pavone, riprendendo le distanze da Macrone. Peccato, per, che non
lo stia sfidando a una maratona ma a un combattimento allultimo sangue.
Loptio scosse un dito in faccia a Pavone. Tu non mi segui, ragazzo. Lho notato quando
Capitone aveva ormai una spada infilata nel cuore, nellanfiteatro. Erano tutti troppo scioccati dalla
scena per farci caso, ma il barbaro stava sudando come un maiale. Credimi, riusciva a malapena a
tenersi in piedi alla fine dellincontro. E non era stato nemmeno un combattimento lungo, anzi. Pensa a
cosa succederebbe se quel bastardo lo facessi trottare sul serio!.
Pavone guard Macrone con un sopracciglio inarcato.
Acchiapparella. Ecco come batterai Britomaris.
Acchiapparella...?, ripet dubbioso Pavone. Mi sembra piuttosto una tattica difensiva,
signore.
Macrone lo fiss per un istante. Sei un vero bastardo cocciuto, vero?.
Pavone fece spallucce. Vizio di famiglia. Passi pure che devo darti del signore, ma questo
non vuol dire che io non possa mettere in discussione le tue tattiche. A mio avviso, il trucco  colpire
duro e rapido per sopraffare Britomaris in velocit.
Non pu funzionare, ribatt Macrone, scuotendo secco la testa. Britomaris  grosso, ma da
quello che sono riuscito a vedere  pi lesto di quel che sembra. Capitone ha perso perch era convinto
di avere a che fare con un tontolone grosso e grasso. Tu non devi commettere lo stesso errore. Devi
combattere sulla difensiva. Lascia che sia lui ad avanzare e ad attaccare. Ogni volta che parte
allattacco, tu arretri di un passo, e ogni colpo a vuoto  energia sprecata per lui. Alla fine si stancher e
a quel punto tu colpirai.
E se Britomaris non si stanca, invece? Se sono io a stancarmi?.
Macrone scroll le spalle. Allora sei fottuto.
Grandioso. La giovane recluta batt sarcasticamente le mani. Macrone lo ignor, lasciando
che si sfogasse. Sapeva perfettamente che la rabbia andava benissimo finch era diretta contro un
avversario. Lo sapeva per esperienza. In tutta la sua carriera da soldato semplice lui stesso pi volte
aveva perso le staffe, ritrovandosi poi nei guai, ed era anche certo che fosse proprio quello il motivo per
cui ancora non era riuscito a superare lo scalino definitivo che lo separava dal centurionato. Oltre alle
sue deplorevoli capacit di lettura e scrittura. Ma nel pieno di una feroce battaglia, quella stessa rabbia
interiore lo aveva sempre fatto sopravvivere, aiutandolo a respingere il nemico anche quando il suo
corpo urlava di dolore e paura. Per cui pi Pavone inaspriva la propria rabbia contro Britomaris,
maggiori erano le probabilit che potesse batterlo. In quel momento, per, il ragazzo sembrava
infuriato con il mondo intero. E quello invece era un problema.
Macrone fece un cenno verso un sacco di pelle di maiale pieno di sabbia. Iniziamo con una
ventina di giri. Pi veloce che puoi.
Venti? Tutto qui?, lo sbeffeggi quasi Pavone. Pensavo tu dovessi allenarmi per il
combattimento della mia vita, signore, non farmi fare una scampagnata.
Lasciami finire..., brontol Macrone, incupendosi minacciosamente in faccia. Diede un calcio
allarmatura da legionario. Venti giri con tutto larmamentario addosso, scudo in una mano e furca
nellaltra. Una cosuccia che dovrebbe metterti addosso sufficiente peso. Che dici, pensi di farcela,
eh?.
Ammutolito, Pavone fiss Macrone che tirava una linea nella sabbia con la punta della spada di
legno, quasi al centro del terreno di allenamento. Poi caric i due sacchi di pelle di maiale su ognuno
dei due lati della furca. Sbuffando, Pavone indoss corazza ed elmo e raccolse lo scudo.
Sicuramente ricorderai dalladdestramento di base..., inizi Macrone, sollevando la furca da
terra e appoggiandola su una spalla del ragazzo, che la prima cosa che un legionario impara  marciare
in armatura completa.
Ma, signore, cos  esagerato, rispose Pavone, con le gambe quasi incurvate per il peso che
aveva addosso.
Britomaris ti far sudare come non ti  mai capitato prima. Ti si scaraventer addosso come un
toro e tu non potrai farci niente, ma puoi invece prepararti per quando il combattimento si far duro.
Con la spada di legno Macrone indic i portici ai lati nord e sud del campo di allenamento. Primo
circuito: corri fino alla fine del ludus e torna indietro.
Grugnendo, Pavone si lanci in una specie di trotto goffo e pesante verso il portico
settentrionale.
Ho detto correre, non trotterellare!, gli url contro Macrone.
Sto correndo!.
Sto correndo, signore!.
Signore.... Borbottando, Pavone prese ritmo, guance gonfie e la faccia rossa per lo sforzo.
Sentiva i colpi secchi e sordi del cuore in petto. Laria secca e calda gli bruciava la gola. La furca gli si
conficc nella spalla. Negli anni dellesercito ne aveva fatti parecchi di allenamenti in armatura
completa, ma sempre con un normale e regolare passo di marcia. In quel momento, invece, era in corsa
veloce e la fatica si fece presto sentire. Arriv grondante di sudore bollente e salato.
Adesso indietro!, ringhi Macrone.
Pavone lanci qualche imprecazione sottovoce e sobbalz di nuovo verso la linea, con rivoli di
sudore lungo la schiena. Quando poi stava per liberarsi della furca, Macrone abbass la spalla sinistra e
affond la spada verso il suo stomaco. Pavone, istintivamente, sollev di scatto lo scudo per bloccare
lattacco, sorpreso, per, dalla potenza del colpo. Arretr barcollando, cercando presa nella sabbia con
le dita del piede per non cadere, e sentendo una vibrazione che dallavambraccio gli risaliva sul bicipite
fino ai muscoli della spalla.
Di nuovo!, url Macrone. E questa volta corri in entrambi i versi. Voglio vederti sudare.
Ma....
Non ribattere!.
Pavone ripart a scossoni.
Via!. Il ragazzo sollev la furca in spalla e riprese a correre attorno al perimetro.
Allottavo giro si sent formare vescicole sotto la pianta dei piedi. Terminato il dodicesimo giro,
la corsa regolare si era fatta barcollante e disordinata e le gambe lo imploravano di fermarsi. Dal fondo
della gola sent risalire formicolante la nausea. Ma continu a correre. Il dolore ai piedi ormai era
insopportabile. Al sedicesimo giro, le vesciche esplosero e la sabbia bollente e ruvida inizi a sfregargli
le piaghe aperte, facendolo penare ogni volta che appoggiava un piede a terra. Strinse i denti e copr
lultimo giro letteralmente arrancando. Sbatt contro gli scalini del portico sospirando di sollievo,
assetato e con una fitta di dolore lancinante al fianco destro. Sollev la testa e vomit sulla sabbia
gemendo debolmente.
Alzati!, gli tuon contro Macrone. Pavone tent di ribattere boccheggiando, ma lallenatore
lo blocc. La prima regola del combattimento  mai cadere a terra. Se ti ritrovi con il culo per terra,
sei bello che morto.
Pavone si rialz faticosamente in piedi.
Altri dieci giri, disse Macrone.
Dieci?, farfugli il ragazzo. Ma....
Pi veloce questa volta! Voglio vedere energia e sudore!.
Pavone era ancora chino in avanti, le mani puntellate sulle ginocchia, un filo di saliva che gli
colava dalle labbra. Lo scudo gli pesava nella mano sinistra, mentre la destra era gravata dal fardello. I
tendini del polso gli bruciavano per lo sforzo di dover tenere sollevati entrambi gli oggetti e i muscoli
della spalla erano irrigiditi in nodi di straziante dolore.
Non si sono mai visti allenamenti del genere nelle legioni, signore, disse con voce roca. Non
con tutta questa roba addosso.
Non lho imparato nella Seconda, rispose Macrone. Me lhanno insegnato da ragazzo,
quando avevo forse quattro o cinque anni meno di quanti ne abbia tu adesso. Ebbi la fortuna di essere
allenato da un gladiatore in pensione che mi ha svelato qualche trucchetto del mestiere.
Boccheggiando, Pavone chiese: Come si chiamava?
Draba di Etiopia. Ci sapeva veramente fare con la spada.
Mai sentito nominare.
Peccato. Avresti potuto imparare molto da quelluomo. Purtroppo non  pi tra noi. Ma ci sono
io e passer a te tutto quello che lui ha insegnato a me. E se sei furbo, terrai a mente ogni parola.
Boccheggiando, Pavone sput a terra. Nel caso non te ne fossi accorto, optio, ho fatto
parecchio allenamento con la spada in giovent e con gladiatori di ben pi grande fama del tuo Draba.
Felice era uno dei migliori guerrieri della sua epoca e non mi ha mai fatto correre su e gi per un
campo.
Macrone scosse la testa senza perdere la pazienza. Qualsiasi cosa ti abbia insegnato questo
Felice, nellarena non ti servir. Capitone ha combattuto come un vero gladiatore contro Britomaris e
ha perso. Quello che ti serve  scordarti gli elementi basilari del combattimento gladiatorio. Come ti ho
gi detto, dobbiamo lavorare su un modo diverso per battere il barbaro. Sai, Draba non era solo abile
con la spada. Era bravo anche con i piedi. Sapeva muoverli in modo tale da sfinire lavversario per poi
colpirlo al momento opportuno.
Pavone lo fiss, inclinando la testa incuriosito. Perch sei stato addestrato da un gladiatore?
Diciamo che avevo un conto da regolare e Draba si  offerto di aiutarmi. Adesso
muoviamoci!.
S, signore. Pavone si rimise in posizione eretta, contorcendo la faccia, e barcoll in avanti
sul campo di allenamento, i muscoli al limite della sopportazione sotto il peso della furca, dello scudo e
dellarmatura. Il solo fatto, per, che lavesse chiamato signore dimpulso fece intuire a Macrone che
forse qualcosa sarebbe riuscito a ottenere dal giovane allievo. Il ragazzo aveva finalmente iniziato a
canalizzare la sua aggressivit nellallenamento. Il veterano annu soddisfatto di se stesso mentre
Pavone ripartiva per un ennesimo giro con unespressione risoluta in faccia.
Il resto della mattinata trascorse tra sudore e scatti di furia di Pavone. Dopo venti giri di campo,
loptio gli fece fare una serie di esercizi di forza nauseabondi sotto il sole implacabile. Il giovane fece
cento piegamenti addominali e una serie di sollevamenti di gambe al petto, penzolando da pali di legno
montati ad altezza uomo nel porticato ovest. Poi si esercit trasportando due sacche di pelle di maiale
piene di sabbia, una per mano, da un lato allaltro del ludus. Alla fine della sessione riusciva a
malapena a muoversi, i muscoli erano tesi e doloranti, le vene gonfie come corde tese. La vita da
tribuno militare, in confronto a quella ben pi dura dei soldati semplici, laveva segnato relativamente
poco nel fisico e inoltre era anche passato parecchio tempo da quando si allenava con quellintensit.
Ma a ogni goccia di sudore e a ogni tendine teso inizi ad apprezzare la sfida. La notizia su Appio
laveva indotto a concentrarsi e adesso giur a se stesso di raddoppiare gli sforzi. E se non fosse
riuscito a riconquistare la libert per se stesso, almeno avrebbe tentato di assicurarsi che a suo figlio
venisse risparmiato il destino che era toccato a lui.
Da parte sua, Macrone era impressionato e anche un po sorpreso dalla determinazione e
dallenergia del giovane allievo. Non aveva mai conosciuto un uomo di privilegiati natali darsi da fare
in quel modo. Lunica preoccupazione che gli picchiettava la nuca era la mano malmessa di Pavone. La
ferita non gli aveva permesso di valutare le abilit del giovane al palus con la spada, e sospirando, si
disse che per quello avrebbe dovuto fidarsi delle parole di Murena.
Giuro sugli di che ne far un campione, mormor poi tra s e s.
Nei diciannove giorni successivi Macrone si dedic indefessamente alla preparazione fisica di
Pavone. Nelle estenuanti sessioni di corsa chiese allallievo di scattare rapidamente da una parte
allaltra del ludus, contare fino a cinque e poi ripartire di scatto nella direzione opposta. Pavone corse
finch gli ressero le gambe. Corse con la perenne sensazione di nausea in bocca e una fitta lancinante al
fianco destro. Macrone lo costrinse a correre fino a che non raggiunse un centinaio di giri senza versare
una sola goccia di sudore. E poi uninfinit di salti in lungo, salti in alto e balzi sul posto per
aggiungere altra elasticit nelle gambe. E giorno dopo giorno, uscendo dal cubicolo e arrancando sul
terreno di allenamento, Pavone not che liniziale dolore alle gambe aveva preso gradualmente ad
affievolirsi. Alla fine del programma giornaliero sentiva che i muscoli delle cosce e gli addominali
diventavano sempre pi solidi e agili. Finalmente riusc a trovare unandatura costante ed eretta, invece
che starsene chino a sputare sangue a terra. Si sentiva pi leggero, veloce, scattante. Era pronto ad
affrontare Britomaris.
Il ventesimo giorno, Macrone predispose i preparativi per il loro rientro a Roma. La mano di
Pavone era stata curata a sufficienza da permettergli di impugnare una spada senza troppo dolore,
anche se sapeva benissimo, purtroppo, che la ferita non si sarebbe definitivamente sanata quando fosse
giunto il momento di combattere. Avrebbe dovuto affrontare Britomaris con una mano lesa.
Quella mattina Pavone si svegli appesantito da una sensazione di terrore. Era daccordo con
Macrone di incontrarsi allalba al cancello del ludus con un paio di cavalli. Uscendo dal cubicolo, vide
Buccone che lo fissava dalla parte opposta della piccola stanza. Di solito, la mattina Buccone dormiva
sempre come un sasso, disturbando tutti e facendo innervosire il doctor con il suo rumoroso russare.
Quel giorno era sveglio come un grillo.
Quindi oggi parti per Roma?, gli chiese, stiracchiando gambe e braccia. Dal giorno dentrata
nella scuola, Buccone aveva perso una quantit impressionante di peso: le lunghe ore di allenamento al
palus, combinate con le razioni limitate lo avevano reso pallido e smunto. Le sue mani erano ricoperte
di calli.
Pavone annu, arrotolando il mantello e infilandoselo sotto un braccio. Sembra proprio di s.
Io non ci sono mai stato. Com?
Roma?, chiese Pavone, ridacchiando. Il caldo  soffocante, il cibo fa schifo, le strade sono
luride, costa tutto un occhio della testa e vanno tutti di corsa, ma a parte questo, ci si sta bene....
Oh, riusc solo a commentare Buccone, perplesso. Guard fuori dalla finestrella che offriva
una vista sul Foro di Paestum ormai in rovina. Io pensavo invece che fosse.... Scroll le spalle. Be
sai, il centro del mondo e tutto il resto.
Sono troppo severo,  una bella citt, in realt. Solo che a me ricorda tante brutte cose.
Pavone strofin una mano sul mantello. Era sporco della terra del ludus e puzzava di urina e
sudore, ma ci si era stranamente affezionato. Era il suo unico possedimento terreno, riflett.
Buccone si alz in piedi augurandogli buona fortuna.
Pavone annu. Grazie, Buccone.
Una guardia apr la porta della loro cella e scort il giovane alla scalinata di pietra che
conduceva al piano terra. Passando davanti agli altri cubicoli, fu investito dagli insulti dei veterani: i
pi gentili gli augurarono una morte rapida nellarena; i meno gentili, Pavone prefer ignorarli. Scese le
scale seguito dalla guardia con una mano sul pomo della spada, pronto ad agire nel caso che il giovane
avesse tentato la fuga. Arrivati al piano terra, percorsero il corridoio che portava al campo di
allenamento. Proseguirono attorno al perimetro del ludus in direzione delledificio principale, sul lato
nord che ospitava gli alloggi dei servitori, i locali medici e gli uffici amministrativi. Il sole non era
ancora sorto e su tutto il grande spazio aperto incombeva unoscurit screziata accompagnata da un
sinistro silenzio. Nessuno in vista, pens Pavone.
Poi scorse unombra che avanzava furtivamente sul terreno verso di loro. Pavone si blocc e si
concentr sulla figura. Individu lodore di Amadoco prima di riconoscerne la fisionomia. Si ferm al
limitare del terreno.
Gurges mi ha messo alle latrine, disse il trace, sollevando le mani sozze di escrementi davanti
alla faccia di Pavone. Ben quattro cazzo di settimane di seguito. E tutto per colpa tua.
Pavone sorrise. Se ricordo bene, sei stato tu ad attaccare me.
Amadoco fece un ghigno e poi sput a terra. Hai iniziato tutto tu nel momento in cui hai messo
piede nel mio ludus, stronzeggiando con la spada al palus. Il veterano si pul un occhio. Ho sentito
che stai andando ad affrontare Britomaris.
Pavone sent irrigidirsi i muscoli del collo. Non che la cosa ti riguardi, ma s,  cos.
Amadoco fece unespressione contrariata, avvicinandoglisi di un passo. Dovevo essere io a
combattere nellarena, io, il grande Amadoco! Campione della casa gladiatoria di Gurges! Non una
femminuccia nata con un cucchiaio dargento in bocca.
Amadoco fu sul punto di fare un altro passo verso Pavone, ma la guardia inizi a sfoderare la
spada e ringhi: Torna al tuo lavoro.
Il trace sorrise arretrando con un dito lurido puntato contro Pavone. Meglio che preghi di
morire a Roma, marmocchio, disse. Perch se ti vedo tornare in questo ludus, giuro che ti sventro.
...
.
...
Capitolo otto.
...
.
...
La folla ruggiva impaziente mentre Macrone controllava per unultima volta lequipaggiamento
di Pavone. I due uomini si trovavano in una piccola e buia stanza sul versante occidentale del Foro di
Cesare. Un corto corridoio la metteva in comunicazione con lambulacro a colonne che circondava il
foro coperto trasformato in arena ad hoc per lo spettacolo di quel giorno. Macrone ricord suo padre
che lo portava a spasso in quella stessa piazza da bambino. Ricord lodore ricco delle spezie, di
cannella e di incenso che proveniva dalle botteghe di oggetti di lusso sulle passerelle alle spalle del
colonnato, e le imponenti sculture dellimperatore Augusto e di Giulio Cesare sui piedistalli dietro le
colonne di travertino. La piazza in quel momento aveva un aspetto totalmente diverso. Davanti al
colonnato era stata montata una struttura temporanea in legno a ospitare le gradinate che bloccavano
gran parte della luce del sole. Oltre il corridoio, Macrone vedeva il pavimento del foro ricoperto di
luminosa rena bianca. Udiva lo scricchiolio delle passerelle delle gradinate mentre gli ultimi spettatori
raggiungevano i posti riservati.
Nervoso?, chiese a Pavone.
Il giovane allievo corrug la fronte e fiss Macrone con aria di sfida. Ho paura di morire,
signore. Ho paura di perdere.
Loptio avvert un improvviso moto di compassione per il giovane. Gli si era affezionato. Da
soldato, la sua pi grande paura in battaglia non era quella di morire, ma di deludere i compagni. In
quel caso, per, Macrone era confortato dalla seppur minima consapevolezza di essere circondato da
altri settantanove uomini che la pensavano come lui. Pavone, invece, era completamente solo.
Il giovane si sistem il galerus di metallo sulla spalla destra finch non se lo sent fermo.
Allinterno dellarena leditor inizi il preambolo anche se il tono stentoreo della sua voce si perse nel
fracasso della folla. Pavone riusc a malapena a distinguere i suoi ringraziamenti allimperatore a nome
del pubblico per aver offerto quella giornata di giochi. Quando poi leditor intim di non lanciare
oggetti ai gladiatori e di non fare irruzione nellarena o di interferire in altro modo con lo spettacolo,
dal pubblico si lev un ulteriore boato di fischi e urla di scherno. Gli spettatori dimostravano di avere
un umore pi carico e di essere pi chiassosi di quanto Pavone ricordasse. Persino il pubblico delle
corse di bighe, al confronto, sembrava pi silenzioso e composto. I boati gli vibrarono dentro fin nelle
ossa quando Macrone gli appoggi un braccio sulla spalla, dandogli una pacca sulla schiena.
Su con il morale, ragazzo, tent di fargli coraggio. Ti dico una cosa: se nellarena accadr il
peggio, ti prometto che organizzo una colletta con i compagni della Seconda per garantirti una bella
tomba. Non posso permettere che il figlio di un legato venga buttato in una fossa comune, giusto?
Grandioso, rispose Pavone.
Macrone lo guard dritto negli occhi. Britomaris  solo feccia. Nella sua terra  uno che si
accoppia con le capre e fa prostituire le sorelle. Probabilmente beve anche latte. Non lascerai mica che
un animale del genere si prenda la gloria nellarena, vero?
No, signore!, url di rimando Pavone, la voce tremante per ladrenalina.
Leditor a quel punto url il nome del giovane. Macrone gli diede una pacca sul petto.
Britomaris non ha ucciso tuo padre, ma voglio che esci l fuori pensando che sia stato lui. Immagina
che sia lui quello che ha ucciso Tito. Ha ancora le mani sporche del suo sangue, ragazzo.
Negli occhi di Pavone si accese un guizzo di odio. Macrone temette di aver toccato un nervo
ancora scoperto nominando il padre. Diede unultima pacca di incoraggiamento sulla schiena. Stai
combattendo per te stesso. Per tuo figlio, Appio. Ma pi di tutto combatti per il nome di tuo padre.
Indic le gradinate. Probabilmente questa stessa gente esultava quando tuo padre  morto. Fagli
vedere di che pasta  fatto Valerio! Ovunque si trovi adesso tuo padre, sar orgoglioso di te.
Guard Pavone percorrere il corridoio verso gli inservienti allentrata dellarena. Macrone
aveva un posto riservato sul podio donore, non distante dallimperatore, ma vicino a Pallade e Murena.
Lanci via il gettone per il posto inoltrandosi nelle viscere della piazza. Super la postazione
temporanea del chirurgo con un tavolo ricoperto di strumenti vari: una serie di forcipi, scalpelli, cateteri
e seghe per ossa da far raggelare il sangue e rivoltare letteralmente lo stomaco di chiunque. Su un lato
cera una ciotola di aceto e un secchio di acqua fresca con alcune pezze di tessuto bianco e una serie di
calici da vino. Macrone sapeva che quei calici venivano usati dai chirurghi per raccogliere il sangue di
un gladiatore appena ucciso per poi venderlo al mercato nero, ricavandone grosse somme di denaro,
soprattutto per la cura dellepilessia. Aument il passo, disorientato nellintricata disposizione della
piazza. Da qualche parte doveva pur esserci un accesso alle tribune, pens guardando di qua e di l e
cercando di raccapezzarsi.
Udendo delle voci provenire dallinterno di una seconda stanza, Macrone rallent. Menomale,
pens, qualcuno a cui chiedere indicazioni. Le voci erano sommesse e frettolose, si rese conto mentre
tirava a s la porta.
Sbrigati!, implor furiosamente uno degli uomini. Macrone si blocc. Riconobbe vagamente
la voce ma non ricord dove lavesse gi sentita. Sta per iniziare!.
Un attimo, rispose il secondo uomo in tono nervoso. Devo azzeccare la mistura: troppo poco
veleno potrebbe non ucciderlo!.
Incuriosito, Macrone infil la testa allinterno. Vide una guardia rannicchiata su un uomo pi
vecchio e scarno che versava dei liquidi in una ciotola. Trasalendo, riconobbe nella guardia uno dei
pretoriani che lo avevano scortato nel palazzo imperiale appena un mese prima. Oltre alla spada, nel
fodero appeso al balteo la guardia portava anche una lunga lancia dello stesso tipo usato da Britomaris
nellarena. Inzupp cautamente la punta della lancia nella mistura allinterno della ciotola.
Per Plutone, che state combinando qui?!, sbrait entrando.
Il chirurgo sollev di scatto gli occhi, terrorizzato, e balz indietro dal tavolo. Il pretoriano fece
altrettanto, poi sorrise, quasi imperturbato dallentrata improvvisa delloptio.
Aspetta un attimo, disse Macrone. Dov il tuo compagno?.
Il pretoriano sogghign di nuovo. Macrone era confuso. Poi ud rumore di passi alle sue spalle,
troppo tardi per voltarsi. Un colpo secco gli si abbatt sulla testa. E tutto divenne nero.
Pavone entr nellarena percorrendo il corto passaggio sotto le tribune di legno, il cuore
impazzito in petto e la gola secca. Britomaris aveva gi fatto il suo ingresso, accolto da un coro di
fischi e oscenit varie da parte degli spettatori. Sembrava fosse assolutamente a proprio agio nel ruolo
del cattivo: si voltava lentamente in direzione di ogni settore del pubblico sollevando in aria una mano
chiusa a pugno in un gesto di sfida. Tunica e pantaloni a strisce erano stati sostituiti da un semplice
perizoma e solo un elmo conico sormontato da una cresta di crine di cavallo ne indicava le origini
celtiche. Aveva un lungo e stretto scudo rivestito di cuoio con una borchia di bronzo con decorazioni
cerimoniali, e la folta capigliatura tinta di blu cobalto. Raggiunta la fine del corridoio, Pavone ne scorse
immediatamente il colore acceso. Ai lati dellaccesso nellarena lo attendevano due funzionari. Il pi
giovane teneva uno scudo convesso nello stile legionario, ma senza emblemi sul davanti.
Il funzionario consegn lo scudo a Pavone e poi gli pos in testa lelmo. Pavone sollev lo
scudo al petto mentre il pubblico ne acclamava impaziente il nome perch entrasse finalmente
nellarena.
Buona fortuna, gli disse laltro addetto con voce roca e gli sorrise, sfoderando una dentatura
marcia con un buco sul davanti talmente largo da farci entrare un pollice. Facci il favore di combinare
meno casino possibile. Non ho nessuna voglia di passare tutta la sera a ripulire le tue budella dalla
sabbia.
Pavone grugn e usc velocemente dal corridoio, ritrovandosi in un boato di urla esultanti e
scrosci di applausi. Ladrenalina gli infiamm il sangue nelle vene. Dimentic la sensazione di nausea
in fondo alla gola e il terrore nelle ossa. I muscoli presero a gonfiarsi e distendersi. Cavalcando
quellonda di euforia, sollev lo sguardo verso il colonnato centrale sullala ovest dellarena. Al di
sopra della balaustra decorata cera il padiglione imperiale. A sinistra dellimperatore sedevano i due
liberti greci. Pavone riconobbe Pallade nel pi piacente tra i due. Laltro aveva capelli ricci scuri e
lineamenti poco pronunciati. Murena. Pallade appariva nervoso. Murena accenn un sorriso verso
Pavone facendogli ribollire il sangue.
Gli istanti successivi passarono velocemente. Leditor present i due contendenti al pubblico e
ricord loro che il combattimento sarebbe stato allultimo sangue. Squillarono le trombe. I tamburi
rullarono in un ritmo serrato. Entrarono altri due inservienti con le armi. Luomo di sinistra aveva una
lancia appoggiata alla spalla. Laltro portava un gladio in un fodero appoggiato di piatto sulle braccia
piegate. Larbiter, un ometto tarchiato con una testa pelata e una pancia che gli tracimava oltre la cinta
della tunica, ordin allinserviente di destra di sfoderare la spada. Ne esamin rapidamente la punta per
valutarne laffilatura e poi esegu la stessa procedura con la lancia. Pavone not la grossa testa di ferro
dellarma con codoli aggiuntivi per infliggere maggior danno. Alla base dellasta di legno di frassino
consumato era attaccato uno spuntone di ferro.
Larbiter guard verso limperatore Claudio e fece un cenno per confermare il potenziale lesivo
di entrambe le armi. A quel punto i due inservienti consegnarono la lancia a Britomaris e il gladio a
Pavone e si affrettarono ad andare via. Pavone strinse la presa sullarma a doppio taglio e stava ancora
prendendo familiarit con essa quando limperatore diede il segnale e larbiter grid: Combattete!.
Appena lurlo di inizio usc dalla bocca di questultimo, Pavone indietreggi da Britomaris
come Macrone gli aveva indicato di fare durante le estenuanti ore di allenamento. Il barbaro gli si
scagli prontamente contro, di nuovo come Macrone aveva previsto. Arretrando di sei rapidi passi dal
centro dellarena, Pavone sollev lo scudo in posizione di difesa mentre Britomaris fendeva
furiosamente laria con la lancia. Il giovane vide le punte scintillare ad appena una spanna dalla sua
faccia. Indietreggi ancora. Il pavimento della piazza aveva una forma rettangolare, allincirca due
volte la grandezza dellanfiteatro di Paestum. Pavone si rese immediatamente conto che lenorme
spazio era ideale per le sue tattiche evasive, e gli avrebbe permesso di continuare il graduale
distanziamento da Britomaris senza rischiare di essere messo fatalmente con le spalle al muro. Nel
frattempo il barbaro rincorreva il romano, balzando in avanti a gigantesche falcate con le enormi gambe
muscolose, il ciclopico busto gi scintillante di sudore da sforzo.
Per Pavone fu un sollievo. Britomaris era gi affaticato, in un accanimento sempre pi
frenetico, proprio come lui e Macrone avevano previsto.
Poi il barbaro rimont con incredibile velocit e abbatt la lancia in direzione delle gambe di
Pavone, facendole seguire unampia traiettoria discendente ad arco, forse con lintenzione di mozzargli
i piedi. Lattacco basso colse il giovane di sorpresa, lo scudo sollevato a proteggersi il busto. In un solo
battito di cuore riusc a correggerne la posizione, abbassandolo violentemente. Il bordo metallico si
conficc nella sabbia a circa un pollice davanti ai piedi e ud un tonfo secco quando la lancia cozz
contro la met inferiore. Britomaris sfoder i denti in una smorfia di furia e, con un rapido colpetto di
polso, spinse la lancia in su verso la parte superiore del busto di Pavone. Questultimo risollev di
scatto lo scudo, deviando la corsa della lancia che prosegu verso lalto, superandolo. Britomaris
sband in avanti, trascinato dal braccio destro con larma che schizzava sopra la testa, e perse
lequilibrio. In quellistante, con una scarica di sangue alla testa, Pavone scorse lopportunit di un
contrattacco. Spinse quindi in alto il gladio mirando al collo del barbaro che, per la seconda volta, lo
stup, dimostrando incredibili riflessi: si pieg allindietro, sottraendosi allattacco in verticale e
ritirando contemporaneamente il braccio che brandiva la lancia, in un tuttuno con il vertiginoso
movimento del corpo, sbattendogli il piccolo scudo in piena faccia. Lelmo del romano risuon.
Lentusiastico boato del pubblico si affievol e nelle orecchie di Pavone echeggi solamente un sibilo
acuto. Per un istante la vista gli si annebbi. Poi vide il tridente metallico della lancia arrivargli contro.
Spinse contemporaneamente la testa allindietro e di lato, e la punta della lancia graffi la superficie
metallica dellelmo.
Stordito, Pavone si allontan da Britomaris. Davanti agli occhi gli cal un annebbiamento
tremolante mentre si rendeva finalmente conto dellenormit del suo compito. Macrone si era
dimostrato corretto nelle sue valutazioni tattiche, ma Pavone sapeva, grazie allesperienza da tribuno
militare, che cera unenorme differenza tra il dare ordini e avere poi il sangue, il sudore e la forza di
portarli fisicamente a effetto. Britomaris si prese tutto il suo tempo, attendendo il momento opportuno a
qualche passo di distanza da Pavone, con un famelico ghigno sotto la barba. Sembrava ben contento di
lasciar arretrare lavversario, pienamente appagato dalla consapevolezza di essere in vantaggio. Il
pubblico implor Pavone di attaccare di nuovo il barbaro. Il giovane si sent sopraffare da unonda di
indignazione osservando le migliaia di facce sulle tribune. Erano tutti venuti l per vedere sangue e solo
sangue, poco importava di chi. Cerc tra la folla Macrone, ma non lo trov da nessuna parte.
Dov? pens. Poi torn a guardare avanti mentre il barbaro aveva ripreso le pesante rincorsa
dattacco.
Pavone scosse la testa per schiarirsi la vista e ricord le istruzioni di Macrone, abbandonando
immediatamente qualsiasi idea di attaccare Britomaris. Barcoll allindietro, lanciandosi di tanto in
tanto qualche rapida occhiata alle spalle per verificare quanto spazio lo separasse ancora dal muro.
Britomaris nel frattempo incalzava, affondando ripetutamente la lancia per sondare le condizioni
dellavversario e verificarne la combattivit residua. Approssimandosi al muro, Pavone cambi tattica e
inizi a orbitare attorno al barbaro, cercando di tenersi sempre alla distanza di un paio di lance. Si
spostava a passi spediti. Aveva dolore alle braccia per il peso di spada e scudo, ma le gambe erano
ancora forti e scattanti. Di fronte alla nuova tattica, Britomaris grugn infastidito. Anche il pubblico
sembr concordare con il barbaro. Dalle gradinate inizi una pioggia di codardo... vergogna, fino a
gonfiarsi in un assordante coro di buuh! Quando Pavone chiuse il suo primo giro dellarena, not un
paio di spettatori che si alzavano disgustati, ma li ignor. La strategia di Macrone stava dando i risultati
previsti. Non era l per far appagare la folla, ma per vincere un combattimento. Incoraggiato dal respiro
affannoso e dalla falcata impacciata del barbaro, Pavone continu ad arretrare costringendo Britomaris
a impegnarsi in ogni passo di quellimplacabile inseguimento.
Fermati e combatti!, url una voce dalle gradinate inferiori.
Attaccalo!, tuon unaltra.
Pavone not Pallade e il suo compagno liberto fremere sulla sedia, ansiosi di una vittoria, ormai
a malapena in grado di guardare. Dal canto suo, limperatore continuava a lanciare urletti di infantile
entusiasmo ai guerrieri, apparentemente ignaro dei suoi liberti e dellumore minaccioso che si stava
diffondendo tra il pubblico. Pavone torn rapidamente a guardare Britomaris, che nel frattempo
continuava ad arrancare verso di lui. Landatura si era fatta pi pesante, e aveva stretto il gomito destro
al fianco per puntellare il braccio, livellando la punta della lancia con la cuspide dello scudo. Poi gli si
slanci contro, spingendo la lancia verso la giugulare. Pavone si ritrasse pi velocemente che pot,
schivando per un pelo larma, ma perdendo lappoggio e rischiando quasi di scivolare a terra.
Britomaris ne approfitt per scagliarglisi addosso, velocizzando improvvisamente i movimenti,
respirando a fatica e sentendo che la battaglia stava volgendo a suo favore. Pavone si butt allindietro
in una rovesciata disperata. Nonostante il duro allenamento, anche lui era a corto di fiato e sudava a
profusione. Lo stress di affrontare un guerriero dacciaio puro come quello gli stava costando caro.
Britomaris continuava a colpire e il romano a scartare a distanza. Alcuni nel pubblico gettarono i
biglietti nellarena contrariati, lanciando contro Pavone alcuni pezzi di terracotta; uno spettatore arriv
addirittura a scagliargli contro un boccale di vino che si ridusse in frantumi a un piede di distanza dai
combattenti, macchiando la sabbia di rosso. Luomo fu immediatamente agguantato da due funzionari e
trascinato, scalciante e urlante, verso luscita. Britomaris attacc e Pavone balz via, ma sent un tonfo
alla schiena e dovette aggrapparsi al muro.
Ormai era in trappola.
...
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Capitolo nove.
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Sovrastandolo, Britomaris inizi ad abbassare la lancia verso il busto di Pavone. Muscoli tesi e
sangue pulsante nelle orecchie, il giovane stratton lo scudo verso lalto. Il tridente di ferro si abbatt
rumorosamente contro il centro di bronzo dello scudo con un clangore acuto da far accapponare la
pelle. Il barbaro emise un ululato di guerra in celtico che diede i brividi allavversario romano.
Dopodich si scaten in una raffica di colpi contro Pavone, costringendolo a rintanarsi pi che poteva
al riparo dello scudo. La forza con cui il barbaro affrontava ogni nuovo attacco era impressionante.
Pavone era senza parole. Strinse la maniglia dello scudo con tutte le sue forze e preg la dea Fortuna
perch lo salvasse, mentre con un ennesimo affondo la punta della lancia penetrava nel rivestimento di
cuoio sopra la borchia, scagliandogli uno schizzo di schegge in piena faccia. Britomaris stratton via la
lancia, sbattendo violentemente un piede contro il bordo inferiore dello scudo per tenerlo bloccato. Il
pubblico esplose in un boato avido di morte. Con la coda dellocchio Pavone vide limperatore alzarsi
goffamente in piedi a bocca spalancata. Pallade gli afferr le mani, lanciando occhiate nervose a un
altro vecchio liberto seduto oltre limperatore.
Pavone era consapevole che la punta della lancia si stava abbassando inesorabilmente contro il
suo petto. Una scarica bollente di rabbia gli percorse le membra. Il movimento condizionato fu
automatico: rotol sul fianco destro e la punta della lancia si conficc nella sabbia. Sollev gli occhi e
vide Britomaris riprendere la mira e ripartire verso il basso; rotol allora sul fianco sinistro, il cuore in
gola quando ud il sibilo della punta della lancia silurare vicinissima al collo e il tonfo secco del ferro
nella sabbia.
Listante successivo Pavone inarc la schiena a sinistra, spingendo la spada verso il barbaro in
un movimento rotatorio. Britomaris stava ancora tirando via la punta della lancia dalla sabbia quando la
lama di Pavone gli lacer la carne poco sotto il gomito. Il romano stratton via larma, aprendogli uno
squarcio lungo il basso costato. Il pubblico trattene il respiro quando il barbaro esplose in un ululato
come un lupo scuoiato vivo, prima di roteare verso Pavone e sbattergli un lato dello scudo sulla testa. Il
giovane ricadde in ginocchio con un lampo di accecante luce bianca negli occhi. Dalle narici prese a
colargli un rivolo di sangue. Si allontan da Britomaris barcollando. Il barbaro lanci un altro ruggito
ferino. Gett a terra lo scudo per tamponarsi la ferita sanguinante con la mano sinistra. Sanguinava, ma
non copiosamente. Sul perizoma inizi ad aprirsi una grossa macchia rossa luccicante. Il celta stacc la
mano dal fianco e la sollev, rovesciata di palmo, verso i minuscoli occhi azzurri, poi guard
minaccioso Pavone. Sfoder i denti e inizi a respirare sempre pi veloce dalle narici. Il pubblico
rimaneva in un nervoso silenzio. Britomaris si ripul la mano sulla coscia e si prepar a scaricare la
rabbia accecante. Incurante dellassenza dello scudo, afferr la lancia a due mani: la destra allaltezza
del collo dellasta davanti al petto e la sinistra attorno alla coda vicino al fianco. E part in carica.
Ancora intontito e stupito di come velocemente il barbaro si fosse ripreso dalla ferita, Pavone lo
guard lanciarsi in un pesante, goffo galoppo, seguito dalla coda di crine di cavallo svolazzante sul
retro dellelmo. Le gambe gli traballarono. Per non rischiare di incespicare, Britomaris fu costretto a
fermarsi. Guard gli spettatori attorno con aria stordita, come se li notasse per la prima volta solo in
quel momento. Grugnendo, scosse la testa per riprendersi dallo stordimento e riprese la carica contro
Pavone. Oscurata dalla mole sempre pi vicina dellavversario, larena spar dal campo visivo del
giovane: vedeva solo la punta della lancia che sfrecciava verso di lui, accompagnata dalle urla del
pubblico che chiedeva sangue. Arrivato ormai a ridosso del romano, Britomaris sollev la lancia sopra
la testa, parallela alla spalla destra, e si prepar allaffondo finale con lo spuntone di ferro alla base
dellasta. I suoi movimenti, per, si erano fatti visibilmente scoordinati e rallentati. Abbastanza da dare
il tempo a Pavone di riprendere finalmente coscienza. Il minaccioso spuntone di ferro lo strapp
definitivamente dallo stato di shock. Scattando in basso con la spalla sinistra, simul una semirotazione
sulla destra, spingendo contemporaneamente la spada in affondo. Unimprovvisa smorfia di terrore
contorse la faccia del barbaro quando si rese conto, ormai troppo tardi, che con quellattacco a braccia
sollevate aveva lasciato pericolosamente scoperto il busto. Conficc a vuoto la lancia nella sabbia
mentre lavversario gli affondava il gladio allinguine.
Britomaris si immobilizz. Pavone trascin la spada in orizzontale, producendo un rumore di
strappo, come se stesse squarciando un grosso sacco di granaglie. La lama affett le viscere del
barbaro, recidendogli larteria femorale. Quando il romano estrasse la lama, crollando a terra, dalla
ferita schizz fuori un copioso fiotto di sangue. Duemila persone scattarono in piedi in tutta la piazza,
gli occhi fissi su Britomaris. Assolutamente immobile, il barbaro fissava ammutolito il getto di sangue
che gli inondava i piedi. Rimase impalato con aria di sfida ancora qualche istante, poi si sfil lelmo,
gli occhi rovesciati, la bocca spalancata per fame daria. La faccia si era fatta pallida, tremava e
perdeva schiuma dalla bocca. Sembrava febbricitante. Le gambe si stavano lentamente incurvando.
Alla fine croll a terra con un tonfo colossale.
La vista di Pavone fu brevemente offuscata da qualche goccia di sudore che gli scivol gi negli
occhi dalla fronte. Avvert il sapore del sangue in bocca. Il cuore batteva a ritmo forsennato, le vene del
collo pulsavano gonfie, martellandogli nelle orecchie. Udiva i gemiti raccapriccianti di Britomaris che
si dissanguava sulla sabbia, lelmo a terra accanto ai piedi, un rivolo di vomito colante dalla bocca flaccida.
Ci fu un attimo di silenzio, poi la folla esplose in un boato di acclamazioni. Pavone si rialz
faticosamente da terra: era talmente indebolito che fu costretto a usare tutta la forza residua per reggersi
in piedi. Si terse il sudore dagli occhi.
Pavone! Pavone!, aveva preso a inneggiare la folla, inarrestabile. Le stesse persone che poco
prima lo avevano fischiato. Sul padiglione imperiale, un pretoriano super a passo impacciato i pingui
alti sacerdoti imperiali e sussurr qualcosa allorecchio di Pallade. Il liberto si accigli, poi si volt
verso Murena e gli mormor a sua volta qualcosa. I due si alzarono di scatto e seguirono il pretoriano
fuori dallarena, mentre leditor consegnava a Claudio una palma della vittoria e un piccolo scrigno di
monete per il vincitore. Limperatore afferr i premi con sguardo spento e distante. Negli occhi grigi e
vecchi gli si lesse il malcontento. Guard disgustato e cupo verso Pavone, con una durissima
espressione di sdegno in faccia mentre in tutta la piazza echeggiava sempre pi potente il nome urlato del vincitore.
Pavone resse tenacemente lo sguardo dellimperatore; a malapena not i due inservienti che,
con un uncino da macello, trascinavano via Britomaris come avevano fatto con suo padre Tito appena
qualche mese prima, lasciando sulla sabbia una lunga striscia rossa di sangue dal punto in cui il barbaro
si era accasciato fino alluscita dellarena. Gli arti del barbaro avevano lo stesso pallore della faccia. Il
luccichio degli occhi febbricitanti e la strana schiuma alla bocca impensierirono Pavone.
Un istante dopo, i due funzionari che avevano presidiato laccesso allarena lo afferrarono,
trascinandolo sbrigativamente via verso il corridoio e la rampa di scale che conduceva al padiglione
donore, dove avrebbe dovuto ricevere il premio dalle mani dellimperatore in persona. Camminando
nellaria satura di polvere bollente e sudore, Pavone continu a cercare con gli occhi sulle gradinate,
frastornato dalleco delle urla esultanti del pubblico contro le pareti di legno umido, poi tutto spar dalla vista.
Dove diamine  andato a finire?, si chiese a voce alta pensando a Macrone.
Chi? Il tuo amico soldato?, gli chiese brusco il funzionario con i denti marci. Non ti
preoccupare, lo vedrai presto. Ti porteremo da lui appena avrai ritirato il premio....
Macrone riprese i sensi con il baccano del pubblico che gli ronzava nelle orecchie. Scosse la
testa e tent di capire dove si trovava. Era di nuovo nella piccola stanza sul lato ovest della piazza in
cui lui e Pavone avevano atteso linizio del combattimento. I due pretoriani gli bloccavano luscita, ma
del giovane allievo nessuna traccia. Nella nebbia dello stordimento gli torn alla memoria
unimmagine. Ricord di essere inciampato sul tavolo del chirurgo e di aver visto chiaramente il
pretoriano che bagnava la punta della lancia di Britomaris nella ciotola di veleno.
Al ricordo schizz in piedi e fece per slanciarsi verso la porta, ma i pretoriani gli bloccarono il
passo. Ma per tutti gli di, cosa sta succedendo qui?, chiese con voce roca.
Le due guardie non risposero nulla, impassibili e impenetrabili.
Ha vinto?, chiese di nuovo.
Pavone? Oh, s, ha vinto, rispose una voce tremolante dal corridoio alle spalle delle guardie. La gioia per la notizia dur solo un brevissimo istante, poi i due pretoriani si fecero da parte e dalloscurit del colonnato apparvero quattro figure. Macrone vide due uomini spingere dentro Pavone allo stremo delle forze. Li precedeva Murena con unespressione seria sulla faccia scarna. Il giovane era troppo stanco per tentare di divincolarsi. Murena fece un cenno ai pretoriani mentre i due funzionari spintonavano dentro Pavone. Questi cadde in ginocchio accanto a Macrone: la fatica del combattimento laveva lasciato completamente stremato. In lontananza loptio sent il boato ovattato della folla che inneggiava a Pavone. Macrone punt gli occhi sul liberto greco che rimaneva sulla soglia con un ghigno compassionevole in faccia.
Volevate avvelenare Pavone, gli ringhi.
Avvelenare?, ripet in un bisbiglio Pavone l accanto, visibilmente incredulo.
Loptio annu mesto; sent il sangue colargli da una ferita tra i capelli, inzuppandoglieli e
rigargli il collo, e ricord il colpo alla testa ricevuto dal pretoriano. Ho colto questi due pazzi proprio
mentre stavano preparando il veleno, rispose, indicando le guardie con un cenno furioso della testa.
Ma io ho appena salvato la reputazione di Roma, bisbigli Pavone, fissando minaccioso
Murena. E anche quella dellimperatore. Per non parlare poi della tua e di quella di Pallade! E questo  il modo in cui mi ringraziate?.
Murena ridacchi sommessamente, portandosi le mani dietro la schiena, sempre tenendosi a
distanza da Pavone, quasi volesse evitare un cane rabbioso. Il piano era semplice, disse. Avevamo
bisogno di assicurare la vittoria a Roma, ma anche con uno abile con la spada come te, niente nella vita
 garantito. Per cui abbiamo avvelenato le punte di entrambe le armi. In questo modo Britomaris
sarebbe sicuramente morto nellarena, restituendo cos la gloria a Roma, ridacchi ancora Murena.
Perch credi che il nostro barbaro amico sia crollato cos velocemente alla fine?
Ma avreste ucciso anche me!, ringhi Pavone, la faccia accesa dalla rabbia.
Murena aggrott la fronte. Due piccioni con una fava. Sia io che Pallade sapevamo che la tua
vittoria, seppur necessaria per limperatore, ti avrebbe anche reso un eroe agli occhi del popolo.
Ascoltali, si lagn caustico il liberto mentre la folla continuava a urlare in sottofondo, rapita dallesito
del combattimento. Ti considerano una leggenda, ragazzo! Abbiamo corso un rischio calcolato
facendoti combattere contro Britomaris, ma speravamo di evitarci la celebrazione del tuo nome facendo
in modo che anche tu morissi nellarena. Ti avrebbero comunque applaudito per limpegno, certo;
qualche poemetto pacchiano per celebrare la prode impresa, la lapide. Ma sappiamo che i gladiatori
morti non sopravvivono a lungo nella memoria. Tempo un mese e tutti ti avrebbero dimenticato,
sospir Murena. Se solo quellidiota di Britomaris avesse fatto il suo lavoro fino alla fine....
Nonostante fosse allo stremo, Pavone raccolse le ultime forze e si scagli contro Murena. Il liberto fece un passo indietro verso la soglia, sgranando gli occhi terrorizzato.
Volevi uccidermi, bastardo!, ringhi Pavone.
I pretoriani scattarono immediatamente in azione: uno gli diede un calcio allo stomaco,
scaraventandolo allindietro schiena a terra, mentre laltro fissava rabbioso Macrone che, nel frattempo,
aveva stretto a pugno le mani. Il pretoriano estrasse poi la spada. Macrone colse il messaggio e, seppur
controvoglia, rilass i pugni.
Che ne  stato di mio figlio?, riboll Pavone. Mi era stato detto che sarebbe stato lasciato libero se avessi vinto.
Appio?, chiese Murena, fingendosi disorientato. Hai sicuramente capito male, ragazzo.
Limperatore lavrebbe rilasciato solo in caso di una tua gloriosa morte nellarena e siccome tu non hai
rispettato i termini del patto e non sei morto, mi spiace ma laccordo  saltato. Appio rimarr a palazzo,
propriet dellimperatore. Naturalmente non sar un liberto. Crescer con gli altri piccoli schiavi e
quando sar abbastanza grande, verr mandato a cogliere uva e fichi per coloro che controllano
limpero. Uomini come Pallade e me. Per le generazioni future il nome di Valerio sar sinonimo di
schiavit, non di eroismo militare e gladiatorio.
Pavone era al limite della furia. Non potete farlo.
Oh, s che posso, invece, rispose Murena, iniziando a voltarsi per uscire. Posso fare tutto ci
che mi piace. La tua vittoria implica che limperatore  in debito nei confronti di Pallade e non
dimenticare che Pallade  il mio padrone. Avremmo impiegato anni per conquistarci la piena fiducia di
Claudio e tu, invece, ci hai aiutato nel giro di appena qualche mese. Grazie, Pavone.
Il giovane ribolliva di rabbia. Il liberto tacque un istante e si freg le mani come per scaldarsi in
una fredda notte invernale. Penso che alla fine sia andato tutto abbastanza bene, prosegu poi.
Adesso non mi rimane che sistemare gli ultimi dettagli. Fiss prima Macrone e poi Pavone. Come ho promesso a Pallade.
Che intendi?, scatt Pavone, fissandolo minaccioso.
Limperatore non lascer che il popolo inneggi il nome del figlio di un traditore, rispose
Murena, facendo schioccare le dita verso i pretoriani. Portatelo via. Pavone tenne la testa china in
avanti mentre le due guardie lo sollevavano in piedi, tenendolo per le braccia senza forze. Macrone
not che il combattimento laveva completamente esaurito, e la disperazione aveva soffocato la fiamma
della rabbia che gli aveva bruciato il ventre.
Appio... piccolo figlio mio..., gemette Pavone sottovoce, le labbra secche screpolate, mentre
le guardie lo trascinavano di peso fuori lungo il corridoio. Lontano dallarena. Lontano dal baccano e
dalle acclamazioni della folla che ne scandiva il nome.
Pavone ha ragione, grugn Macrone al greco compiaciuto quando furono rimasti soli. Sei un bastardo.
Murena si gratt il mento e gli sorrise come se Macrone gli avesse appena rivolto un complimento.
Cosa gli accadr?, chiese Macrone.
Fuori c un carro che lo attende. Lo riporter nel ludus di Paestum, rispose Murena,
continuando a grattarsi il mento con aria pensierosa, guardando lungo il corridoio. Gli troveremo un
altro avversario da affrontare nella zona, nelle pi modeste condizioni offerte dallanfiteatro di
Paestum. Qualcuno con una bassa reputazione.
Macrone sbuff incrociando le braccia. E perch? Pavone  un bravo guerriero, fallo
combattere con un gladiatore di basso valore e lo far a pezzi in uno schiocco di dita. Se posso dire la
mia, il ragazzo ne ha gi passate abbastanza.
La sopravvivenza di Pavone  motivo di imbarazzo per Claudio. Per cui deve morire, rispose
acidamente Murena. E deve morire in disgrazia, in un modo che possa distruggere definitivamente la
sua reputazione. E tu mi aiuterai a farlo.
Macrone spost il peso del corpo da un piede allaltro per limprovvisa sensazione di disagio e
di terrore che gli fece accelerare il battito del cuore. E perch diamine dovrei farlo io? Ho gi onorato
la mia parte di accordo. Ho allenato Pavone e lui ha vinto. Adesso mi  dovuta la promozione, come promesso.
Murena ricambi lo sguardo. Non  cos semplice, optio. Tu sei a conoscenza del nostro
piccolo sporco segreto, e se i Romani scoprissero che Claudio ha tentato di avvelenare il nuovo eroe
dellarena, be..., disse il liberto, fissandosi incupito i piedi come se avesse visto un serpente
strisciargli su per le gambe. Diciamo che non sarebbero proprio cos contenti. Il nostro problema :
possiamo fidarci di te? Sai, limperatore non  uno che si fida tanto facilmente. E nemmeno Pallade, n
io stesso. In circostanze normali, ti avremmo semplicemente fatto uccidere in un vicolo buio e l
sarebbe finita la storia. Ma non possiamo certo far fuori ogni eroe dellimpero. Per tua fortuna, Roma
ha bisogno di un paio di loro per ispirare il popolo. E allora Pallade e io vogliamo darti la possibilit di
dimostrare la tua lealt a Claudio.
E in che modo?, chiese Macrone con voce bassa e tentennante.
Murena ghign, mentre nellarena si affievoliva il boato e si gonfiava il rombo dei passi degli
spettatori che guadagnavano le uscite per riversarsi nelle strade. Il liberto disse: Giacch hai
dimostrato di essere un pi che efficiente allenatore di gladiatori, addestrerai anche il prossimo
avversario di Pavone, optio. Conosci le debolezze del ragazzo e preparerai il prescelto di conseguenza,
cos il pubblico vedr Pavone umiliato e la sua vittoria su Britomaris sar ricordata come nientaltro
che un colpo di fortuna. Puoi farlo o puoi anche scegliere di raggiungere Tito in una tomba anonima. La scelta  tua....
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FINE.
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Glossario.
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Caronte-Inserviente (di solito schiavo) mascherato e armato di un grosso martello, incaricato di accertare la morte di un gladiatore sconfitto o di infliggerla in caso questi fosse rimasto in vita. In seguito il caronte trascinava il gladiatore morto in una sala denominata spoliarum (lobitorio dellanfiteatro) attraverso la porta libitinensis o libitinaria.
Denario-Moneta dargento con valore nominale di quattro sesterzi.
Doctor-Addestratore di gladiatori nel ludus, solitamente un ex gladiatore.
Editor-Organizzatore di ludi gladiatorii.
Galerus-Protezione di metallo alla spalla.
Lanista-Proprietario di una squadra di gladiatori, responsabile del reclutamento e del noleggio agli editores per giochi pubblici. Per ogni gladiatore ucciso nellarena, il lanista percepiva una ricompensa.
Ludus-Scuola gladiatoria in cui veterani e reclute si allenavano, mangiavano e dormivano.
Mulsum-Miscela di vino e miele, solitamente offerta allinizio di un pranzo romano.
Murmillo-Mirmillone, tipologia di gladiatore soprannominato uomo pesce (indossava solitamente un elmo gallico con piccole pinne ittiche sul quale era raffigurato un pesce, da cui il nome); generalmente solo gli uomini di grossa stazza venivano selezionati per seguire un addestramento da murmillones. Combattevano con una corta spada e un grande scudo ligneo.
Optio-Secondo in comando di una centuria di uomini in una legione, al comando del centurione.
Palus-Palo di legno per allenamento utilizzato per la pratica nelluso delle spade.
Rudius-Spada di legno per allenamento.
Sesterzio-Grossa moneta di ottone, unit monetaria romana. La paga media del legionario era di novecento sesterzi allanno; una pagnotta costava mezzo sesterzio.
Tirones-Reclute, gladiatori allinizio della formazione.
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Nota dellautore.
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Roma aveva rapporti ambivalenti con i propri gladiatori. Ammirati e detestati in egual misura, questi guerrieri assumevano spesso ruoli di importanza cruciale per la soddisfazione del popolo, garantendo cos bacini di sostegno per limperatore. Fu Giulio Cesare a dare inizio alla tradizione creando una propria personale scuola gladiatoria e organizzando grandiosi spettacoli gratuiti per intrattenere il popolo che, in cambio, lo idolatrava. Successivamente, tra imperatori, alti sacerdoti e dignitari prese piede una vera e propria competizione per organizzare spettacoli sempre pi elaborati allo scopo di conquistarsi il consenso popolare. Questi stessi aristocratici, per, spesso avevano atteggiamenti assai caustici nei confronti dei gladiatori, ritenendoli uomini degeneri alla pari degli schiavi.
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Diventare gladiatore poneva un uomo in un perenne stato di infamia e storie di figli di senatori e membri della classe equestre che si iscrivevano volontariamente nelle scuole gladiatorie (per saldare debiti o solo in cerca di nuove elettrizzanti sensazioni) erano motivo di grande scandalo nellestablishment romano. Si ignora il modo in cui questi membri della societ riuscissero ad arruolarsi nelle scuole.
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Gran parte delle iscrizioni funerarie sulle lapidi di gladiatori ancora in buono stato di conservazione fanno presumere che si trattasse principalmente di liberti, ma  anche probabile che le stesse fossero commissionate da amici e parenti giacch la maggior parte degli schiavi, dei prigionieri di guerra e dei criminali che popolava le scuole gladiatorie difficilmente avrebbe potuto permettersele. Il fatto che al tempo si scrivesse degli aristocratici divenuti gladiatori fa pensare che fosse unassai rara circostanza. Certo  che nel caso di Pavone, la disgrazia di un tribuno militare gettato in un ludus avrebbe scatenato pettegolezzi nelle terme e nelle locande di tutta Roma.
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FINE.